La vendemmia 2026 procede bene, in anticipo mediamente di almeno dieci giorni, con soddisfazione diffusa per la qualità della raccolta, salvo i danni registrati per grandine nell’alto novarese e nel teramano. Tuttavia a preoccupare i viticoltori, e in particolare i soci delle cantine sociali, sono i serbatoi delle cantine ancora carichi di vino in giacenza dalla scorsa annata. Anche se in molti ripongono speranze nella vendita diretta agli enoturisti durante le vacanze in corso.
A lanciare l’allarme-giacenze sono Confcooperative, Legacoop, Unci e Unicoop Sicilia, ma le criticità sono in tutti i distretti vitivinicoli italiani, stando ai dati pubblicati nei giorni scorsi dal ministero dell’Agricoltura, col report “Cantina Italia” dell’Icqrf (Ispettorato centrale della tutela della qualità e delle repressioni frodi dei prodotti agroalimentari). Al 31 luglio ammontano a oltre 23,5 milioni gli ettolitri di vini Dop italiani detenuti dai soggetti obbligati alla tenuta del registro telematico, mentre sono oltre 10,9 milioni gli ettolitri di vino Igp in giacenza.
Tra le regioni con vini Dop in giacenza che superano un milione di ettolitri Piemonte (2.963.478 hl), Lombardia (1.292.485 hl), Trentino Alto Adige (1.488.175), Veneto (6.932.189), Toscana (3.391.783), Abruzzo (1.171.047) e Sicilia (1.466.020). Non superano invece i 60.000 ettolitri di vini a denominazione in giacenza Valle d’Aosta (20.427), Liguria (25.495), Molise (43.591) e Calabria (51.312) che però ha ancora stoccati in cantina 61.030 ettolitri di vini Igp.
Le organizzazioni di rappresentanza delle realtà cooperative sottolineano che quando i volumi delle giacenze aumentano più rapidamente della capacità del mercato di assorbirli, si rischia di comprimere i prezzi, ridurre la liquidità e compromettere la sostenibilità economica.
Il settore chiede di puntare su una gestione della filiera capace di programmare la produzione, monitorare le dinamiche del mercato e intervenire prima che le eccedenze si trasformino in crisi. In questo contesto torna d’attualità la possibile richiesta di attivare la distillazione di crisi. La misura, prevista dalla normativa europea come intervento eccezionale, consentirebbe di ritirare dal mercato parte delle eccedenze, specie quelle di vino meno pregiato, trasformandole in alcol per usi industriali o energetici.
Il comparto guarda anche alla vendemmia verde e a una più efficace programmazione produttiva. Misura peraltro già attuata per la vendemmia 2026 da Toscana e Abruzzo che, per la vendemmia in corso, hanno decretato una riduzione delle rese produttive, accogliendo rispettivamente le richieste formulate dai Consorzi di tutela del Brunello di Montalcino Docg, del Chianti Docg, del Chianti Classico Docg e della Toscana Igt da una parte e dall’altra del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, favorendo così un riequilibrio tra domanda e offerta per sostenere la crescita in valore dei vini di territorio.
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