Home Territorio Olio d’oliva: l’Ue pronta ad allargare i tetti d’importazione dalla Tunisia

Olio d’oliva: l’Ue pronta ad allargare i tetti d’importazione dalla Tunisia

Protesta di Coldiretti e Unaprol: «il raddoppio delle importazioni a dazio zero affosseranno completamente la produzione di qualità italiana».

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olio d'oliva

La Tunisia si prepara ad avviare negoziati con l’Unione europea per rafforzare il quadro giuridico bilaterale e portare a 100.000 tonnellate annue il contingente di esportazione dell’olio d’oliva tunisino. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri di Tunisi, Mohamed Ali Nafti, aggiungendo che la Tunisia ha anche avviato negoziati con gli Stati Uniti per rivedere i dazi imposti in questo contesto.

Il dossier europeo si inserisce in un contesto regolatorio in cui l’accesso a dazio zero è storicamente vincolato a un sistema di quote: un’analisi dell’Osservatorio tunisino sull’economia ricorda che il meccanismo di contingentamento per l’esenzione da dazi verso l’Ue è fissato dal regolamento della Commissione europea 2016/1918, con un tetto annuo di 57.600 tonnellate e quote mensili variabili. Dopo gli attacchi del 2015, Bruxelles approvò inoltre misure temporanee aggiuntive per sostenere l’economia tunisina nel biennio 20162017.

I dati più recenti disponibili sul ciclo oleicolo tunisino indicano una dinamica favorevole sui volumi ma più debole sul valore. Secondo Onagri, nei primi undici mesi della campagna 2024-2025 (novembre 2024-settembre 2025) le esportazioni tunisine di olio d’oliva hanno raggiunto 288.600 tonnellate, in aumento del 41,3% su base annua; a fine settembre 2025 i ricavi risultavano però in calo del 28,4%, in un contesto di forte riduzione del prezzo medio.

L’Ue resta il primo mercato di destinazione con il 58,0% delle esportazioni, seguita dal Nord America (26,3%); tra i principali importatori figurano Spagna e Italia, oltre agli Stati Uniti. Resta inoltre strutturale il tema della valorizzazione: la quota prevalente del prodotto continua a uscire in “vrac” (sfuso), con un’incidenza nettamente maggioritaria rispetto al confezionato, fattore che limita la cattura di valore lungo la filiera e facilita operazioni di rimarchiatura sui mercati di arrivo.

Uno scenario fortemente contrastato da Coldiretti e Unaprol. Raddoppiare le importazioni a dazio zero di olio tunisino sarebbe l’ennesima scelta suicida di un’Unione Europea che ha evidentemente deciso di cancellare le proprie produzioni distintive e di qualità agricole, a partire da quella di olio d’oliva, favorendo un modello di mercato che spinge l’industria ad approvvigionarsi di prodotto estero a basso costo, spacciandolo come “Made in Italyfuori dall’Europa, invece di valorizzare l’olio italiano di qualità al giusto prezzo.

In Italia si producono 300.000 tonnellate di olio, con un consumo nel mercato interno di 400.000 tonnellate e un’esportazione di 300.000 tonnellate. Come è possibile quindi che il prezzo dell’olio italiano pagato agli agricoltori sia calato del 30%? «Si tratta di una speculazione da fermare da parte di taluni industriali trafficanti di olio e come Coldiretti e Unaprol chiediamo alle autorità competenti di moltiplicare i controlli presso le industrie olearie, verificando gli acquisti di olio EVO che provengono da alcuni fantomatici frantoi che operano in Italia e che regolarizzano l’olio EVO quando questo non lo è. Questo come già accaduto ad esempio in Toscana con alcuni frantoi che con una rete di piccoli conferimenti non contabilizzati attraverso il sistema di controllo pubblico, determinavano la disponibilità di quantitativi fittizi da commercializzare come EVO italiano. Così facendo si mettono in condizione quegli industriali trafficanti di olio di poter, senza colpo ferire, dichiarare che l’olio da loro imbottigliato sia italiano al 100% quando così non è».

Nei primi nove mesi 2025 gli arrivi in quantità di prodotto tunisino in Italia sono già aumentati del 38%, facendo crollare i prezzi dell’extravergine italiano di oltre il 20%, secondo l’analisi Coldiretti su dati Ismea

L’olio tunisino – denunciano Coldiretti e Unaprolviene venduto oggi sotto i 4 euro al litro, con una pressione al ribasso sulle quotazioni di quello italiano che punta a costringere gli olivicoltori nazionali a svendere il proprio prodotto al di sotto dei costi di produzione. Una dinamica che arricchisce esclusivamente i margini dell’industria, ma mette a rischio la sopravvivenza dei produttori agricoli.

«Combattiamo ogni giorno i trafficanti di olio. Aumentare gli arrivi a dazio zero favorirà ulteriormente l’immissione di olio extravergine d’oliva a basso costo, spesso di dubbia qualità, che colpisce gravemente il nostro patrimonio agroalimentare di eccellenza – spiega David Granieri, vicepresidente nazionale Coldiretti e presidente Unaprol –. Si tratta di un modello che incentiva l’industria a scegliere il prezzo più basso anziché la qualità incidendo sulla tenuta economica dei produttori agricoli. Non possiamo permettere che una concorrenza sleale danneggi il mercato dell’olio d’oliva e le nostre produzioni di alta qualità».

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