Le rappresentanze agricole italiane sono unite a dire no a possibili negoziazioni tra la Tunisia e la Commissione Ue che non mettano al centro gli interessi degli olivicoltori europei, la tutela della qualità delle produzioni e ingressi di olio tunisino a dazio zero, ora che il paese nordafricano si accinge ad essere il secondo produttore mondiale di olio d’oliva con il sorpasso all’Italia.
«Per l’Italia – afferma Cristiano Fini, presidente della Cia Agricoltori italiani – non è proprio più tempo di negoziare e va detto in modo categorico a Bruxelles; fermiamo trattative che non mettano al centro, davvero, gli interessi degli olivicoltori europei e la tutela della qualità delle nostre produzioni. Dobbiamo lavorare per un piano olivicolo nazionale che faccia davvero la differenza, solido e sfidante, che contrasti la concorrenza sleale nelle importazioni, che garantisca la tracciabilità e che rilanci la produzione interna».
«Il vero problema – sottolinea Walter Placida, presidente federazione di prodotto Confagricoltura – è la possibilità di continuare ad ampliare l’ingresso di olio tunisino con dazio zero. Questo potrebbe essere un ulteriore danno. Perché loro sullo scenario internazionale chiedono la possibilità di poter introdurre un ulteriore 100% di prodotto a dazio zero. Stanno discutendo con la Comunità europea per questo, che sicuramente creerebbe un danno sui mercati interni europei e quindi di conseguenza anche all’Italia, che già è un po’ debole sotto questo punto di vista».
«Che la produzione di olio tunisino fosse in costante e sostanzioso aumento non è una novità. Ciò che preoccupa – commenta Tommaso Loiodice, presidente Unapol (Unione nazionale associazione produttori olivicoli) – è che il mondo produttivo non giochi ad armi pari con il sistema tunisino».
Ad agitare il mondo agricolo c’è anche l’accordo di libero scambio Mercosur–Ue che vede il Coordinamento agricoltori e pescatori italiani (Coapi) decisamente contrario alla firma prevista la settimana prossima. Per il portavoce Angelo Distefano «se a Bruxelles o nei palazzi del governo pensano che resteremo a guardare mentre svendono il nostro lavoro, si sbagliano di grosso. Non siamo di fronte a una semplice trattativa commerciale, ma a una minaccia diretta alla nostra sopravvivenza e, soprattutto, alla salute dei cittadini europei. L’accordo con il Mercosur aprirà le porte a prodotti che non rispettano i nostri standard di sicurezza e qualità, distruggendo definitivamente le nostre filiere».
Sui controlli doganali, Distefano rimarca che «arrivano massimo al 3% sulle merci in ingresso e quindi spalancano le porte a tutto. La mobilitazione del 9 gennaio a Milano sarà una prima grande risposta a chi ci dà per pacificati».
Distefano, che è anche presidente de “Le partite Iva” evidenzia come «le adesioni per la manifestazione di giovedì a Milano continuano a crescere e ad arrivare da tutta Italia. Il settore è al collasso: i prezzi riconosciuti ai produttori sono crollati sotto i costi di produzione, mentre i consumatori non riescono più ad acquistare il vero “Made in Italy” a causa di rincari speculativi. Invaderemo pacificamente Milano e sarà solo l’inizio. Porteremo in piazza la voce di chi produce cibo sano e si vede ripagato con le briciole. E lo faremo come del resto i colleghi delle altre nazioni europee interessate stanno facendo. La mobilitazione del 9 gennaio a Milano non riguarda solo la categoria agricola, ma dà voce alla difesa della sovranità alimentare italiana. La mobilitazione continuerà a oltranza finché non verranno garantiti prezzi equi alla produzione e il blocco di accordi internazionali che penalizzano l’eccellenza nazionale».
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