Secondo l’Ufficio studi di Confcommercio il quadro congiunturale mostra negli ultimi periodi segnali concreti di miglioramento dell’economia italiana, sostenuti dal rientro dell’inflazione, dal recupero del potere d’acquisto e da una ripresa dei consumi più diffusa rispetto ai mesi precedenti.
Le prospettive di crescita per il 2026 sono moderatamente ottimistiche con un +0,9% nei dati grezzi, dopo il +0,6% del 2025 e restano fortemente dipendenti dall’evoluzione dei consumi, in un contesto di progressiva terziarizzazione della spesa legata soprattutto al tempo libero e ai servizi.
Da ottobre-novembre si osserva un cambiamento significativo nel clima di fiducia: secondo Confcommercio per le imprese, in crescita mese su mese da settembre per quattro mesi consecutivi, circa +3% rispetto a luglio; per le famiglie +1,7% a dicembre su novembre. Quindi, diminuisce la sfiducia delle famiglie e aumenta la propensione al consumo. Le intenzioni di spesa risultano in crescita rispetto sia al 2024 sia alla prima parte del 2025».
I primi riscontri sull’andamento dell’economia italiana sono già visibili nei dati: il “Black Friday” ha generato 4,9 miliardi di euro di spesa (+19,5% rispetto al 2024); i consumi natalizi mostrano un aumento reale del 2,8% per famiglia; i viaggiatori italiani nel ponte dell’Immacolata crescono del 4,9%. E bene anche le vendite al dettaglio reali che registrano due mesi consecutivi di crescita congiunturale (+0,5% a ottobre, +0,6% a novembre), evento che non si verificava dall’inizio del 2024. Anche i primi dati sui saldi sarebbero positivi. Inoltre la fiducia delle imprese è in recupero da quattro mesi consecutivi. Il turismo conferma un contributo positivo, con presenze in aumento dell’1,6% nel bimestre ottobre-novembre.
Il rafforzamento della domanda interna nel quarto trimestre (+0,5% tendenziale) con particolare enfasi nei mesi di novembre e dicembre (rispettivamente, +0,6% e +1%), fornisce un contributo rilevante alla variazione del PIL, stimato crescere a gennaio 2026 dello 0,5% su dicembre e dell’1,2% nel confronto annuo. (
«Il risveglio dei consumi è certamente un segnale positivo che conferma il recupero della fiducia – dichiara il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli -. Per rendere la crescita più robusta è necessario continuare a ridurre le tasse su famiglie e imprese, semplificare la burocrazia e creare migliori condizioni per la partecipazione di giovani e donne al mercato del lavoro».
I dati diffusi da Confcommercio sull’andamento del cosiddetto “carrello della spesa” hanno innescato le critiche dei consumatori. Secondo i commercianti, in Italia in sette anni, da prima della pandemia, gennaio 2019, a dicembre 2025, per i prezzi degli alimentari c’è stata una crescita dei prezzi cumulata del 30,1%, in Francia la situazione è simile (+28,5%), in Germania si arriva al 41,9% e in Spagna oltre il 40%.
Secondo il Codacons i dati sulla crescita dei prezzi alimentari diffusi da Confcommercio sono «fumo negli occhi, un tentativo maldestro di negare la realtà che è sotto gli occhi di tutti: gli abnormi rincari che si sono abbattuti sulle famiglie italiane negli ultimi anni. Affermare che all’estero i listini dei generi alimentari sono saliti in modo più sostenuto rispetto all’Italia, senza considerare tutte le altre variabili economiche che caratterizzano ogni Paese, è sbagliato e fuorviante – spiega il Codacons -. Ad esempio Confcommercio dimentica di specificare che nel periodo 2010-2024 il reddito reale disponibile delle famiglie, secondo Eurostat, è salito in Germania del +17%, in Francia del +12%, in Spagna del +8%, mentre in Italia la crescita dei redditi familiari, nello stesso periodo, si è fermata ad un misero +1%».
«Questo significa – prosegue il Codacons – che, in termini reali, all’estero gli aumenti dei prezzi dei generi alimentari sono risultati inferiori rispetto all’Italia, e i rincari di cibi e bevande hanno avuto un impatto molto più limitato sulle tasche delle famiglie. La verità è che dopo l’escalation dei prezzi legata a caro-energia e guerra in Ucraina i rincari non sono rientrati, e anzi i listini hanno continuare a crescere in modo del tutto ingiustificato, portando l’Antitrust ad accogliere la nostra richiesta e accendere un faro su possibili speculazioni a danno dei consumatori».
Anche per l’Unione nazionale consumatori, quello operato da Confcommercio è «un confronto ingannevole. Il problema in Italia è il divario tra l’andamento dell’indice generale dei prezzi e quello dei beni alimentari, che da ottobre 2021 a ottobre 2025 è pari a quasi 8 punti – afferma il presidente dell’Unc, Massimiliano Dona -. Inoltre, l’anomalia dell’andamento dei prezzi alimentari italiani dipende anche dal fatto che, pur trattandosi di una spesa obbligata, la domanda è in calo, come dimostrano i dati delle vendite alimentari in volume. Insomma, per la legge della domanda e dell’offerta, i prezzi, ceteris paribus, dovrebbero scendere, non certo salire. Inoltre, conta il livello assoluto dei prezzi, che in Italia, che registra rincari dall’arrivo dell’euro ad oggi, oramai sono alle stelle E, a differenza della Germania, gli stipendi in Italia non vengono adeguati all’inflazione da decenni e il livello del reddito disponibile delle famiglie è inadeguato. Da noi il ceto medio è diventato povero».
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