Sale ancora la speranza di vita a 65 anni degli italiani, il dato sul quale si basa l’aggiornamento dei requisiti per l’accesso alla pensione. Nel 2025, secondo le ultime tabelle pubblicate dall’Istat sugli indicatori demografici, la speranza di vita a 65 anni arriva a 21,4 anni, in aumento rispetto ai 21,3 registrati nel 2024. Lo scatto atteso per il 2029, dopo i tre mesi già previsti per il 2027/2028, dipenderà dal confronto tra il biennio 2023/2024 e quello 2025/2026 per cui non è ancora possibile sapere con certezza quale sarà la variazione anche perché il dato riferito al 2025 è ancora provvisorio e dovrà essere aggiornato a dicembre.
C’è ancora una differenza significativa tra la speranza di vita a 65 anni degli uomini (20 anni, in aumento dello 0,1) e quella delle donne che sale da 22,7 a 22,8 anni. La speranza di vita a 65 anni è cresciuta di 1,4 anni rispetto al 2020, anno nel quale con la pandemia la speranza di vita è crollata rispetto al 2019 quando era di 21 anni. Rispetto al 2015 la speranza di vita a 65 anni è aumentata di 1,1 anni.
Il dato incide sia sui requisiti di età per la pensione di vecchiaia sia su quello contributivo per la pensione anticipata. Il Comitato di indirizzo e vigilanza (Civ) dell’Inps ha presentato la relazione di verifica sull’attività dell’Istituto segnalando come migliorino i tempi di accoglimento delle pensioni e della loro liquidazione: le pensioni afferenti alla gestione privata accolte entro 30 giorni nel 2025 sono state l’82%, rispetto all’81% del 2024 mentre quelle della gestione pubblica accolte entro 30 giorni nel 2025 sono state pari al 93%, rispetto al 91,5% del 2024 e all’80% del 2023.
Le NASpI accolte entro 30 giorni nel 2025 sono state il 93,8% rispetto al 93% del 2024 a al 91,5% del 2023. Secondo il Civ anche i tempi di erogazione del trattamento di fine servizio e del Trattamento di fine rapporto ai lavoratori pubblici stanno migliorando. Le pratiche di Tfs liquidate entro 30 giorni passano dal 53,4% del 2024 al 57,4% del 2025; nel caso del Tfr si passa dal 55,7% al 73,3%. La situazione rimane comunque, secondo il Civ, «insoddisfacente per gli eccessivi ritardi, che si aggiungono ai tempi già lunghi previsti dalla normativa».
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