La protervia della Commissione Ue nell’attuare costi quel che costi il suo scenario di emissioni zero al 2050 è degno di miglior causa e dinanzi alle oggettive difficoltà tecniche e, soprattutto, economiche nell’attuare la direttiva “case green” da parte di ben 19 dei 27 paesi dell’Unione a Bruxelles importa poco o nulla, tanto da avere avviato le procedure d’infrazione per la mancata presentazione della bozza di piano nazionale.
Nonostante un primo richiamo a marzo con l’apertura dell’infrazione, l’Italia non ha ancora presentato all’Ue la tabella di marcia per la ristrutturazione dei suoi edifici, pubblici e non, richiesta a tutti i 27 dalla direttiva “case green”. Ora, Palazzo Berlaymont ha deciso di portare avanti l’iter di infrazione nei confronti di Roma, dando altri due mesi di tempo prima di portare il caso in Corte di Giustizia Ue.
La lettera di costituzione in mora è arrivata all’inizio di marzo a Roma e altre 18 capitali Ue – incluse Parigi e Berlino – per non aver presentato il piano entro la scadenza del 31 dicembre 2025. L‘Italia è oggi tra gli otto Paesi Ue di cui mancano ancora i documenti, a cui l’Ue chiede di presentare i piani «senza ulteriori ritardi».
Il ministro dei Trasporti e infrastrutture, Matteo Salvini, torna a ribadire che in Italia non ci sarà «alcuna applicazione dell‘eurofollia delle “case green”». Il vicepremier va all’attacco dei «burocrati di Bruxelles» e assicura che da parte del governo non c’è «alcuna intenzione di imporre alle famiglie italiane una nuova stangata europea da decine di migliaia di euro». Anche perché la proprietà immobiliare italiana vede le famiglie protagoniste indiscusse, su cui ricadrebbero spese decisamente ingenti, quando in altre realtà è predominante la proprietà da poche grandi società immobiliari con la parte preponderante delle famiglie che vivono in affitto.
I piani nazionali di ristrutturazione dovrebbero indicare nel dettaglio le misure che i governi attueranno per decarbonizzare il patrimonio edilizio europeo entro il 2050. E dovrebbero includere una vera tabella di marcia con obiettivi stabiliti a livello nazionale per il 2030, il 2040 e il 2050, una panoramica delle politiche e delle misure da mettere in campo e le esigenze di investimento. La versione definitiva dei piani dovrebbe arrivare a Palazzo Berlaymont entro fine anno. Su un binario parallelo, ma collegato, viaggia anche un’altra infrazione aperta a luglio nei confronti di tutti gli Stati membri, dunque anche contro l’Italia, per non aver recepito l’intera direttiva entro la scadenza del 29 maggio.
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