Una ricercatrice che lavorava nell’Irkutsk Anti-Plague Institute è morta in Siberia probabilmente di peste, facendo scattare «una serie completa di misure anti-epidemiche», con circa 200 persone, che sarebbero entrate in contatto con la donna deceduta, attualmente sotto osservazione. E’ quanto riportano funzionari russi e alcuni media locali, le cui dichiarazioni sono state rilanciate da diverse testate internazionali.
L’allarme è stato lanciato nei giorni scorsi e il governatore della regione russa di Irkutsk, Igor Kobzev, ha dichiarato venerdì di aver incontrato il capo di Rospotrebnadzor, l’agenzia russa per la salute pubblica, in merito a «un caso sospetto di un residente della regione affetto da un’infezione particolarmente pericolosa». La persona deceduta è stata identificata dall’organo si stampa regionale indipendente russo “People of Baikal”: si tratterebbe di Daria Shipilova, un tecnico di laboratorio di 28 anni che lavorava nell’Irkutsk Anti-Plague Institute.
La donna sarebbe morta venerdì nella città di Shelekhov, alla periferia del capoluogo di Irkutsk. Il sindaco di Shelekhov, Maxim Modin, ha dichiarato che l’ospedale locale è stato messo in quarantena, gli esami di laboratorio sono stati sospesi e non vengono dimessi né ricoverati nuovi pazienti. Le autorità russe stanno «attuando una gamma completa di misure antiepidemiche», ha spiegato Kobzev, aggiungendo che un numero imprecisato di persone è stato posto sotto osservazione medica.
Alexey Tsydenov, governatore della vicina regione della Buriazia, ha dichiarato che una donna è morta «probabilmente di peste». Quanto alla forma con cui si è manifestata la malattia, secondo un popolare canale Telegram con legami con i servizi di sicurezza russi, la donna sarebbe morta di peste polmonare. Questa forma della malattia, secondo quanto si legge sul portale Epicentro dell’Istituto superiore di sanità (Iss), può trasmettersi da persona a persona attraverso l’aria o gli aerosol di persone infette e quindi costituisce una delle forme più pericolose per il potenziale epidemico che la caratterizza.
Tra il 2019 e il 2025, la Mongolia, che confina con la Buriazia, ha confermato 17 casi di peste, che hanno causato 7 decessi. Cinque persone sono morte di peste bubbonica, mentre due dei deceduti avevano contratto la peste setticemica. Tra il 2019 e il 2025, nel mondo 10 Paesi hanno segnalato casi sospetti o confermati di peste, per un totale di quasi 4.000 casi, riporta l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).
La peste può essere trasmessa da pulci infette dal batterio Yersinia pestis, o passare all’uomo tramite il contatto con materiale, animali o particelle infette. La peste bubbonica è la forma più comune, ma il batterio causa anche la peste polmonare e la peste setticemica. La Yersinia pestis è naturalmente presente in alcune parti del mondo, il che significa che i casi sono rari, ma possono verificarsi con regolarità, più spesso in alcune zone dell’Africa. La peste è stata responsabile di milioni di morti nel corso dei millenni, inclusa la Peste Nera, che devastò l’Europa e uccise circa un terzo della popolazione del continente nel XIV secolo.
La peste polmonare viene descritta dall’Oms come «la forma più virulenta di peste», che colpisce i polmoni e può avere un periodo di incubazione di sole 24 ore, provoca sintomi come tosse e difficoltà respiratorie. La peste bubbonica, la forma più comune, provoca brividi, vomito, dolori muscolari e febbre e spesso chi ne è affetto soffre anche di infiammazione dei linfonodi, che possono poi diventare purulenti. Negli stadi avanzati della peste bubbonica, l’infezione può diffondersi ai polmoni e trasformarsi in peste polmonare. Se la peste bubbonica raggiunge il flusso sanguigno, può evolvere in peste setticemica.
Tornando al caso della ricercatrice del laboratorio Irkutsk Anti-Plague Institute si è avanzato anche lo scenario che possa essersi replicato quanto accaduto a Wuhan in Cina con l’epidemia da Covid-19, inizialmente sottovalutata e silenziata, salvo poi diffondersi a livello globale. Stando alle dichiarazioni ufficiali del Rospotrebnadzor «la situazione igienico–sanitaria nella regione di Irkutsk, nelle città di Irkutsk e Shelekhov, è stabile. Sono state organizzate e attuate misure specifiche in seguito alla malattia di una dipendente dell’Istituto di ricerca anti-peste della Siberia e dell’Estremo Oriente di Irkutsk, alla quale è stata diagnosticata una polmonite di natura non specificata». Approfonditi esami sui campioni prelevati dalla donna non hanno rilevato la presenza di microrganismi riconducibili alla sua attività lavorativa, si specifica nel comunicato dell’agenzia citato da Interfax, che prosegue sottolineando come negli ultimi 10 giorni non siano stati registrati casi di malattie infettive tra i dipendenti dell’istituto.
Ma «in seguito alla notizia del caso, è stato organizzato e attuato con urgenza e in modo completo un complesso di misure antiepidemiche, in conformità con la normativa sanitaria; tra le altre cose, è stata individuata la più ampia cerchia possibile di persone entrate in contatto con la donna malata ed è stato predisposto un monitoraggio medico ospedaliero con esami di laboratorio quotidiani. Sono stati riscontrati due casi di Covid-19 e due casi di infezione da rinovirus, mentre non sono stati rilevati agenti patogeni di altre malattie infettive – ha affermato il Rospotrebnadzor -. In nessuna delle persone venute a contatto con la paziente sono state riscontrate alterazioni dello stato di salute riconducibili a patologie infettive».
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