Quasi 11 milioni di iscritti e 273,2 miliardi di euro di patrimonio accumulato: la previdenza complementare italiana, i fondi pensione che affiancano l’assegno pubblico, continua a crescere: a metà 2026 le risorse destinate alle prestazioni sono salite del 4,3% rispetto alla fine del 2025.
La crescita non alleggerisce il sistema pubblico. A inizio 2025, le pensioni erogate dallo Stato sono costate 364,1 miliardi e il loro peso sul Pil è aumentato di un punto, la crescita più marcata tra gli undici Paesi europei confrontati nel rapporto presentato a Roma da Deloitte e Mefop con i principali fondi italiani.
Il confronto con l’estero misura la distanza. In Italia il patrimonio dei fondi pensione vale l’11,6% del Pil, nel Regno Unito il 63,8%, nei Paesi Bassi il 92,3%. A fare la differenza è il modo in cui si entra nella previdenza complementare: dove l’adesione è automatica o obbligatoria, da tempo la partecipazione diventa di massa, mentre l’Italia resta nel gruppo a bassa diffusione con Germania, Francia e Spagna.
Pesa anche l’impiego delle risorse gestite: i fondi pensione italiani tengono circa 80 miliardi in titoli di Stato, il 38,5% del patrimonio, la quota più alta del campione. Una presenza così forte di debito a medio-lungo termine, rileva il rapporto, sarebbe compatibile con un aumento degli investimenti in fondi alternativi dedicati a progetti di interesse pubblico con rendimenti paragonabili a quelli obbligazionari. Ma anche con una percentuale minoritaria di investimenti in azioni, volta ad incrementare i rendimenti medi garantiti dagli investimenti obbligazionari.
Il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, lancia una proposta concreta per i più giovani: «il welfare del futuro si decide oggi, e si decide con i giovani. Servono nuovi strumenti come un libretto di risparmio per ogni nuovo nato, con una dote iniziale di 1.000 euro». Lo Stato verserebbe la somma alla nascita, poi famiglia e nonni potrebbero alimentarla con versamenti periodici. L’Inps, spiega, potrebbe amministrare il salvadanaio garantendone tracciabilità e sicurezza, ma non gestirlo: a investire sui mercati sarebbe un veicolo dedicato. L’ipotesi sarebbe allo studio nella prossima Legge di Bilancio.
Per rimanere sempre aggiornati con le ultime notizie di “Dario d’Italia”, iscrivetevi al canale Telegram per non perdere i lanci e consultate i canali social della Testata.
Telegram
https://www.linkedin.com/company/diarioditalia
https://www.facebook.com/diarioditalia
© Riproduzione Riservata


































