Home Politica La pressione fiscale sale al 43,5%, manovra a caccia di coperture

La pressione fiscale sale al 43,5%, manovra a caccia di coperture

Istat, cala il potere d'acquisto e il risparmio delle famiglie, ma migliora deficit.

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La pressione fiscale aumenta e appesantisce i bilanci delle famiglie, costrette a fare i conti anche con redditi che crescono meno della spesa per consumi e un potere d’acquisto che si assottiglia sempre di più. L’Istat continua a dare cattive notizie al governo Meloni, certificando le difficoltà di un Paese in cui nel secondo trimestre 2026 il deficit migliora e la crescita è confermata al +0,2%.

Un quadro che alimenta le pressioni sul governo Meloni, già alle prese con una manovra 2027 difficile, con già tante misure in cantiere, ma un quadro dei conti che pare non offrire margini per soddisfare le esigenze elettorali della maggioranza di centro destra: ogni intervento avrà bisogno della propria copertura blindata nel triennio senza sfociare nel deficit.

La fotografia dell’Istat sul periodo aprile-giugno mostra una pressione fiscale al 43,5%, in aumento di 0,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nello stesso periodo il reddito disponibile delle famiglie è aumentato dello 0,4%, ma la spesa in consumi è cresciuta molto di più (+1,7%), determinando una contrazione della propensione al risparmio (al 6,7%, in calo di 1,2 punti). A ridursi è anche il potere d’acquisto, sceso dello 0,9%.

Sul fronte delle imprese prosegue il trend del trimestre precedente, con un calo della quota di profitto delle società non finanziarie e un aumento del tasso di investimento. Per quanto riguarda i conti pubblici invece, il secondo trimestre registra un miglioramento dell’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche (-2,0% del Pil, dal -2,1% del 2025).

Confermata infine la crescita dell’economia: nel secondo trimestre il Pil è cresciuto dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti e del +1% su base annua. La crescita acquisita per il 2026 (quella che si avrebbe se il Pil restasse invariato nei successivi trimestri) è già al +0,8%. Poco sotto il +1% previsto dal governo. Ma i dati sulle famiglie preoccupano. I consumatori fanno notare che l’effetto guerra è «destinato inevitabilmente – dice il Codacons – a peggiorare nel successivo trimestre».

L’esecutivo intanto prepara i prossimi passi verso la manovra 2027, attesa in Parlamento entro il 20 ottobre. Sul tavolo del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che da giovedì sarà a Lussemburgo per Eurogruppo ed Ecofin (dove è attesa anche la nuova proposta italiana di valutare l’impatto dell’inflazione sulle regole sulla spesa) c’è il problema di “quadrare” le coperture. Il Documento programmatico di finanza pubblica mette in chiaro come per il 2027 i margini siano praticamente azzerati (qualche spazio per una «manovra moderatamente espansiva» ci sarà invece nel 2028 e 2029).

La lista delle spese è già lunga e costosa, dall’estensione del taglio dell’Irpef a 60.000 euro (2,6 miliardi) alla flat tax per i giovani, dalle pensioni anticipate a 64 anni (1,6 miliardi) all’abolizione strutturale del bollo auto (5 miliardi per il 2028-29), dai bonus per le assunzioni da rinnovare alle risorse per la sanità (senza interventi, si legge nel Dpfp, la spesa sanitaria scenderà nel 2027 dal 6,4% del Pil al 6,3%). E poi c’è il capitolo casa: oltre all’ecobonus che – grazie alla flessibilità Ue – potrebbe salire al 65%, ci sono anche gli affitti, tema caldo in tutta Europa, con la proposta di una cedolare secca al 5% su quelli di lungo periodo. Ma per le coperture si dovrà ricorrere a maggiori entrate o a minori spese, cioè tasse o tagli che durante la legislatura sono praticamente mancati.

Anche perché ci sono da fronteggiare spese obbligate con un livello di uscita imprevisto rispetto alle previsioni, a partire da quella della perequazione delle pensioni all’inflazione, con un aumento di spesa di 14,7 miliardi di euro, passando dai 351,8 miliardi del 2026 a 366,5 miliardi del 2027. Il rapporto tra spesa pensionistica e Pil salirà dal 15,1% al 15,3% nel 2027. A queste, si aggiunge la spesa per le prestazioni sociali (Naspi, Cig, Adi, Sfl) è prevista in salita di altri 17 miliardi, da 471 miliardi del 2026 a 488,1 miliardi di euro del 2027 dalle tabelle del Dpfp. Il peso delle prestazioni sociali passerà dal 20,3% del 2026 al 20,4% del Pil del 2027.

Per il governo Meloni si tratta di un’impresa difficile, che rischia di aggravarsi ulteriormente se il contesto internazionale – a partire da quello energetico – non migliora, dovendo centrare un doppio obiettivo di tenere i conti a posto e cercare di non erodere troppo il consenso elettorale.

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