Fuga all’estero per 6,5 milioni di italiani

Nel 2024 partenze record secondo il rapporto “Italiani nel mondo 2025” della Fondazione Migrantes.

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E’ fuga all’estero per gli italiani, per ben circa 6,5 milioni quelli residenti all’estero, un dato in «costante crescita», tanto che oggi il numero dei residenti oltre confine supera abbondantemente quello degli stranieri in Italia. E rispetto al totale della popolazione italiana, su 100 residenti, 12 vivono fuori dai confini nazionali.

E’ quanto emerge dal Rapporto Italiani nel Mondo 2025 della Fondazione Migrantes. «L’impatto della mobilità per l’Italia e la sua popolazione è, da sempre, importante e in costante crescita da venti anni e, in particolare, da dieci anni a questa parte» si afferma.

Ne è prova l’aumento persistente delle iscrizioni all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire): nell’ultimo anno si tratta di oltre 278.000 iscrizioni (+4,5% in un anno), quasi 479.000 nell’ultimo triennio (+8,1%), oltre il doppio dal 2006 (+106,4%). Al 1° gennaio 2025 risultano iscritte all’Aire 6.412.752 persone, pari quasi a un italiano su 9: l’”Italia fuori dell’Italia” è ormai «la ventunesima regione».

«Quello su cui non si riflette abbastanza – rileva Migrantes – è però quanto rapidamente i suoi residenti stanno crescendo e quanto altrettanto celermente variano le caratteristiche che la contraddistinguono». A ciò si aggiunge che la crescita della presenza in Italia di residenti stranieri è molto meno sostenuta rispetto al passato. Solo nel 2019 il dato era per entrambi uguale (5,3 milioni), mentre ora il numero dei connazionali all’estero supera di un milione gli immigrati stranieri. Che non bilanciano gli italiani espatriati sotto il profilo della formazione.

La fuga all’estero nell’ultimo anno di italiani hanno visto il superamento definitivo della pandemia e della Brexit: se tra il 2006 e il 2024 l’emigrazione italiana è diventata «un fenomeno strutturale», dopo la crisi del 2008 gli espatri sono cresciuti costantemente, toccando nel 2024 il record storico di 155.732 partenze (dato Istat). «È evidente la piena ripresa della mobilità italiana: +38% rispetto all’anno precedente che, in valore assoluto, si traduce in circa 34.000 partenze in più»”, sottolinea il Rapporto. L’aumento riguarda prevalentemente i giovani. Crescono anche le donne (+115,9% in vent’anni, ora sono il 48,3% degli iscritti all’Aire) e gli ultra50, spesso nonni o lavoratori che raggiungono figli e nipoti all’estero.

L’Europa resta il baricentro della mobilità italiana (76% degli espatri), con Regno Unito, Germania e Svizzera in testa. Negli anni però la mobilità si è fatta più circolare e complessa: si parte, si ritorna, si riparte. Ma la vera costante è sulle ragioni degli espatri. «Ogni partenza è una scelta, ma anche una spia – segnala Migrantes -: l’emigrazione italiana contemporanea – benché spesso definita con eufemismi come “mobilità internazionale”, “fuga di cervelli”, “nuove generazioni globali” – è in larga parte una risposta strutturale a mancanze sistemiche del Paese».

La spinta migratoria viene ricostruita «come conseguenza di un sistema bloccato, incapace di offrire lavoro stabile, servizi adeguati, riconoscimento di merito, opportunità di crescita». «Le partenze diventano così una forma di reazione a un senso diffuso di esclusione, frustrazione e invisibilità» aggiunge il Rapporto. E l’allarme è che «se c’è un fatto di cui aver timore e sul quale occorre lavorare è la trasformazione del progetto migratorio da temporaneo a definitivo».

E non solo si esportano persone che non contribuiscono alla crescita del Paese, ma anche le risorse spese dal sistema educativo pubblico per la formazione dei giovani, circa 300.000 euro per ogni ciclo completo di studi, visto che gran parte degli espatriati sono spesso laureati in comparti tecnico scientifici di cui si avverte forte carenza anche in Italia, con le beffe oltre al danno. E i paesi esteri di destinazione ringraziano sentitamente per il prezioso dono offerto dall’Italia.

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