Per evitare ripercussioni sull’operatività delle compagnie europee all’avvio della stagione turistica e dell’aumento della domanda di voli aerei, Bruxelles si dà una mossa intervenendo su due problemi del momento: la scarsità di cherosene e l’impennata dei costi dei biglietti aerei, spesso rincarati con effetto retroattivo dalle compagnie con la scusa dell’imprevisto caro carburante.
Per ovviare in parte alle difficoltà di approvvigionamento di carburante, è stato sdoganato l’utilizzo di cherosene di standard A rispetto a quello di uso in Europa, Africa, Australia e gran parte dell’Asia, quello A-1. Le differenze tra i due tipi di cherosene riguardano il punto di congelamento, per il Jet A-1 e -40°C per il Jet-A. Un via libera ormai atteso, arrivato dopo che l’Agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa) ha escluso rischi per la sicurezza, a condizione che il passaggio venga «gestito in modo adeguato», ma la differenza del punto di congelamento di 7 gradi non avrà ripercussioni né sulla catena logistica di distribuzione né nel funzionamento dei motori aeronautici.
La mossa offre alle compagnie aeree la possibilità di acquistare più carburante dagli Stati Uniti, riducendo così la dipendenza dallo Stretto di Hormuz, anche se l’Ue continua ad assicurare che non vi sia «alcuna carenza di carburante», ma con l’estate alle porte e una guerra che non accenna a concludersi l’allerta resta alta.
«Non esiste una legge che imponga agli Stati membri di disporre di scorte di carburante per aerei», si precisa a Bruxelles, ricordando che le capitali sono vincolate unicamente a mantenere riserve petrolifere strategiche, senza obblighi specifici sulla tipologia (greggio, cherosene o altri prodotti).
Bruxelles ha chiarito anche il comportamento delle compagnie aeree nei confronti dei loro clienti, le quali non possono aumentare retroattivamente il prezzo dei voli aerei già acquistati a causa del supplemento carburante. Allo stesso modo, le compagnie saranno esentate dal pagamento dei risarcimenti solo in presenza di «circostanze straordinarie», come un’effettiva «carenza di carburante a livello locale», e non per il semplice aumento dei prezzi del jet fuel. Un chiarimento ritenuto necessario dopo che l’impennata dei costi ha spinto diverse compagnie, tra cui Lufthansa, a cancellare le tratte perché economicamente svantaggiose.
Confermata invece “flessibilità” sugli slot: le compagnie non saranno penalizzate se non potranno usarli a causa di carenza di carburante negli aeroporti. Rimborso, imbarco su un altro volo, assistenza in aeroporto e risarcimento in caso di cancellazioni dell’ultimo minuto sono invece i diritti inderogabili che vanno garantiti ai passeggeri a cui è stata cancellata la tratta.
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