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Ponti e gallerie stradali di Anas obsolete

L’allarme dell’amministratore delegato Gemme: «abbiamo un piano straordinario di manutenzioni straordinarie da 18 miliardi».

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Ennesimo crollo di ponti in Italia: quello tra Santo Stefano Magra e Albiano.

«Sono molto preoccupato dell’obsolescenza di alcuni manufatti, motivo per cui abbiamo un piano Marshall, un programma, sostenuto dall’analisi sulla vetustà delle opere, per prevenire rischi» legati a ponti e gallerie stradali: lo ha detto l’amministratore delegato di Anas, Claudio Andrea Gemme, all’Università degli Studi di Napoli Federico II, in occasione di un incontro promosso dall’Ateneo e dall’Ordine degli ingegneri del capoluogo campano.

«Per poter prevenire – ha spiegato Gemme -, dobbiamo avere un piano che ci consenta di fare un’analisi delle situazioni: contare i ponti che sono 19.500, le 2.172 gallerie, poi vedere la loro vetustà e capire quanti di questi hanno un’età superiore ai 50 anni e sappiamo che è un numero importante. Inoltre, sappiamo tecnologicamente che il cemento dura 50 anni, mentre il ferro ne dura 100, quindi nel piano Marshall c’è un’idea, terminata l’analisi, di sostituire questi manufatti di cemento con il ferro. Dunque, prevenendo con gradualità, e forti del fatto che grazie alla tecnologia siamo in grado di valutare qual è il rischio nel tempo, abbiamo la possibilità di traguardare uno sviluppo futuro».

Un monitoraggio dei manufatti che, ha evidenziato Gemme, «già coinvolge un numero importante di opere con sensori, con droni, con tutto quello che la tecnologia ci mette a disposizione e con le persone che vanno lì a guardare quotidianamente cosa succede»

«Anas gestisce 33.000 chilometri di strade che cresceranno fino a 40.000 nel prossimo futuro, abbiamo un potenziale portafoglio di 43 miliardi, di cui 18 miliardi per la manutenzione – sottolinea Gemme -. La manutenzione è uno dei grandi temi che sono ovviamente oggetto della sicurezza quindi nei programmi è un altro capitolo di spesa che noi abbiamo affrontare per mettere in sicurezza le nostre strade».

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