Aiscat, l’associazione delle concessionarie autostradali italiane, ha celebrato 60 anni di attività nel corso della sua assemblea annuale, facendo un bilancio dell’attività delle associate.
«La rete autostradale italiana negli anni 70 era la più estesa in Europa con i suoi circa 4.700 chilometri, mentre oggi, ad oltre cinquant’anni di distanza, abbiamo solo faticosamente raggiunto i 7.000 chilometri di rete complessiva, considerando che oltre il 50% delle tratte sono state costruite antecedentemente al 1970» afferma il nuovo presidente di Aiscat, Fabrizio Larini.
Le associate nel 2024 hanno generato un valore aggiunto globale netto di 4,81 miliardi di euro restituendo 1,36 miliardi alla pubblica amministrazione sotto forma di tasse e oneri concessori. Le associate gestiscono circa l’84% della rete autostradale nazionale a pedaggio pari a 5.100 km, dando lavoro a 10.200 addetti il 94,5% dei quali con contratto a tempo indeterminato.
Larini sottolinea la complessa conformazione geomorfologica del territorio e il patrimonio di opere – gallerie, ponti e viadotti – che rendono i la rete italiana un unicum a livello europeo: «si tratta di una rete particolarmente complessa, che richiede elevati standard manutentivi e ingenti investimenti, ponendo sfide ingegneristiche continue per garantirne sicurezza, efficienza e prestazioni». Nel 2025 la sola rete delle concessionarie associate ad Aiscat ha contato oltre 9.000 opere tra ponti, viadotti, cavalcavia e gallerie.
Da associazione di categoria, Aiscat glissa su un altro aspetto che distingue l’Italia dagli altri paesi europei, visto che dispone di una delle più vaste reti di autostrade a pedaggio del continente che, nonostante molte concessioni scadute, non si riesce a liberalizzare tratte ormai ammortizzate da lustri se non da decenni, spostandone la gestione in capo direttamente allo Stato per il tramite delle varie società di scopo che il ministero delle Infrastrutture e trasporti gestito da Matteo Salvini ha costruito proprio per subentrare ai concessionari scaduti, salvo non riuscire mai a trovare il coraggio di tutelare gli interessi degli utenti a pagare molto meno un servizio per non disturbare le mano morte di stampo feudale di molti suoi “amici”, spesso pure compagni di partito come nel caso di quelle concessionarie gestite dalle regioni.
Per rimanere sempre aggiornati con le ultime notizie di “Dario d’Italia”, iscrivetevi al canale Telegram per non perdere i lanci e consultate i canali social della Testata.
Telegram
https://www.linkedin.com/company/diarioditalia
https://www.facebook.com/diarioditalia
© Riproduzione Riservata































