Il caro gasolio spinto dalle tensioni internazionali riaccende una criticità strutturale della pesca italiana: in poco più di vent’anni il peso del carburante sui costi di gestione è quasi raddoppiato arrivando anche fino al 60% secondo la stima Confcooperative Fedagripesca.
Nei primi anni 2000, il gasolio rappresentava tra il 20% e il 30% dei costi operativi delle imprese della pesca, a fronte di una produzione maggiore, saliti al 30-40% dopo le tensioni petrolifere tra il 2008 e il 2014 e stabilizzati tra il 25% e il 35% nel periodo 2015-2019. Con le crisi geopolitiche più recenti dalla guerra in Ucraina alle tensioni in Medio Oriente, l’incidenza è tornata a crescere al 40-60% un livello che rende spesso antieconomica l’uscita in mare soprattutto per le piccole e medie imbarcazioni.
Secondo i dati europei sulla flotta italiana, il carburante oggi è la principale voce di costo operativo con circa il 45% del totale, seguito da equipaggio al 28%, manutenzione al 12%, attrezzature e ghiaccio all’8% e altre voci al 7%, il ché evidenzia come il caro gasolio sia la variabile decisiva per la sostenibilità economica delle imprese della pesca.
Quanto al nuovo bonus gasolio, per Fedagripesca il credito d’imposta fino al 20% della spesa sostenuta consente di ridurre il carico fiscale e contributivo verso lo Stato, ma non incide sul costo immediato del rifornimento. Fare il pieno per un peschereccio continua a richiedere lo stesso esborso, impattando sulla liquidità delle imprese che solo in seguito, con un ritardo medio di 6 mesi sulla spesa riescono a recuperare fiscalmente il bonus.
In un settore caratterizzato da margini ridotti e da una limitata capacità di trasferire i rincari sul prezzo del pescato, il rischio resta quello di flotte ferme nei porti. Per la Federazione quindi, il bonus rappresenta un sostegno utile, ma non risolutivo, restando aperto il nodo strutturale della dipendenza energetica della pesca italiana.
Così come la pesca, anche per l’autotrasporto il recupero fiscale di parte dell’accisa è uno strumento ormai obsoleto, che trasforma le aziende in finanziatrici a tasso zero del Fisco, mentre sarebbe necessario ridurre direttamente alla pompa il costo del gasolio, agendo su un taglio strutturale delle accise sui carburanti italiani, a vantaggio di tutti gli utenti, dai “pesanti” Euro 5 e 6, ai pesanti più vecchi, “medi” e “leggeri” finora esclusi dal recupero fiscale di circa 22 centesimi al litro.
Lo spazio di manovra il governo Meloni lo ha tagliando gli sprechi che albergano tra le fila dell’amministrazione centrale e delle tante, troppe partecipate, spesso buone solo ad offrire una poltrona lautamente retribuita a qualche ex o trombato della politica. Le promesse elettorali vincenti si mantengono e questa può essere l’occasione buona prima del giudizio elettorale della primavera 2027.
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