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Prezzo dei carburanti in Italia più conveniente che in Francia e Germania

Secondo Unimpresa i rincari sono stati dimezzati grazie allo sconto sulle accise. Per il Codacons in 10 anni in Italia prezzo gasolio salito del +75,5%, la benzina del +38%.

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Il prezzo dei carburanti in Italia è più conveniente rispetto alla Francia e Germania grazie agli sconti sulle accise praticati dal governo Meloni, che in due mesi di tagli ha speso circa 2 miliardi di euro.

Mentre in Francia e Germania il pieno è diventato un problema di bilancio familiare — con la benzina arrivata rispettivamente a 2,03 e 2,24 euro al litro nel momento di picco, e il gasolio addirittura a 2,23 e 2,43 —, in Italia i prezzi sono rimasti al di sotto di entrambi per tutto l’arco della crisi, e lo sono ancora oggi.

Secondo il Centro studi di Unimpresa, prima dello shock — alla rilevazione del 23 febbraio, ultima disponibile prima che l’operazione militare congiunta di Stati Uniti e Israele contro l’Iran scattasse il 28 febbraio — il quadro europeo era sostanzialmente omogeneo: benzina italiana a 1,655 euro al litro, gasolio a 1,702, con Francia e Germania già leggermente più care e la Spagna strutturalmente più bassa per effetto di una fiscalità ridotta. Poi è arrivato il blocco dello Stretto di Hormuz, da cui transitava circa un quinto del petrolio mondiale, e i listini sono esplosi. Nel solo mese di marzo la benzina in Germania ha superato i 2 euro al litro, quella francese si è avvicinata.

In Italia il rialzo c’è stato — inevitabile, su un mercato integrato —, ma è stato di entità diversa. Nel periodo di crisi acuta, dal 23 febbraio al 20 aprile, la benzina è rincarata del 7% in Italia: meno della metà rispetto al 18% registrato in Francia e al 15% della Germania, e sensibilmente al di sotto del 12% di media nell’intera Unione europea. Sul gasolio il differenziale si conferma: +24% in Italia contro il +28% francese e il +29% tedesco, ancora una volta sotto la media UE.

Il divario non riguarda solo la velocità di salita dei prezzi, ma i valori assoluti: in ogni rilevazione mensile del periodo analizzato, la benzina e il gasolio italiani si sono collocati al di sotto dei corrispondenti prezzi francesi e tedeschi.

«Un risultato che non è frutto del caso, ma di una decisione tempestiva e ben calibrata. Tagliare le accise in piena crisi energetica, con i mercati internazionali in fibrillazione per la chiusura di Hormuz, ha richiesto coraggio politico e visione – commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora -. Le famiglie e le imprese italiane oggi pagano la benzina meno dei colleghi francesi e tedeschi: questo è l’effetto concreto di una misura concreta. Non possiamo che riconoscere il merito di un governo che, di fronte a uno shock energetico senza precedenti dal 2022, ha scelto di stare dalla parte di chi lavora e produce».

E se l’Italia una volta tanto non è la cenerentola europea, il costo del caro pieno rimane tutto, visto che in 10 anni il prezzo dei carburanti in Italia è aumentato in modo deciso. Secondo il Codacons, al netto degli sconti sulle accise disposti dal governo per far fronte all’emergenza in Medio Oriente, in Italia il prezzo medio del gasolio è salito in 10 anni del +75,5%, contro una media Ue del +69,2%, mentre la benzina costa il 38% in più rispetto al 2016.

I dati arrivano dal Codacons, che sulla base dell’ultimo report della Commissione Europea ha analizzato l’andamento dei prezzi dei carburanti nei vari Stati membri. Lituania e Lettonia sono i Paesi europei dove i listini alla pompa hanno subito i rincari maggiori negli ultimi 10 anni, mentre Malta, grazie ai prezzi amministrati dallo Stato, è l’unico Paese dove i prezzi sono rimasti quasi fermi, con una crescita di appena il 4,3% per il gasolio. Mettendo a confronto i listini di metà maggio 2016 con quelli della settimana del 18 maggio 2026 rilevati dalla Commissione Ue, emerge – secondo il Codacons – che per un pieno di gasolio si spendono in Italia 35,7 euro in più rispetto a 10 anni fa, conto che salirebbe a +48 euro senza il taglio delle accise da 24,4 centesimi di euro in vigore fino allo scorso 22 maggio. Per la benzina, invece, la maggiore spesa per un pieno rispetto al 2016 risulta pari a +24,5 euro (+27,6 euro senza lo sconto sulle accise).

Per il diesel, spiega il Codacons, in Lituania e Lettonia il prezzo medio è salito da maggio 2016 a maggio 2026 del +106%, seguiti da Paesi Bassi (103%) e Lussemburgo (102%), nazioni dove i listini del gasolio sono più che raddoppiati in 10 anni. Male anche Francia, Belgio e Bulgaria con aumenti superiori al 90%.

«Il dato positivo registrato dall’Italia è, purtroppo, solo una illusione ottica – commenta il Codacons -: senza il taglio delle accise temporaneo, infatti, il gasolio risulterebbe nel nostro Paese più caro del +75,5% in 10 anni, un dato superiore alla media Ue. Sul fronte della benzina l’Italia risulta al terzultimo posto con un incremento dei listini del +34%, superata da Spagna (+33,8%) e Malta (+4,7%). Un risultato dovuto a due elementi: il riordino delle accise scattato lo scorso gennaio, che ha ridotto il prezzo della verde alla pompa, e lo sconto fiscale da 6,1 centesimi disposto dal governo per affrontare l’emergenza in Medio oriente, senza il quale il rincaro sarebbe del +38%. Nell’Unione Europea la verde ha registrato in media un aumento del +43,6% negli ultimi dieci anni».

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