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Auto troppo care, gli italiani rinviano l’acquisto

Oltre la metà di chi vuole comprarla ha un budget sotto i 20.000 euro. Cresce l’interesse verso l’auto “Made in Cina”. E Volkswagen avvia l’ennesimo richiamo di 72.000 auto elettriche per problemi alla batteria.

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Gli italiani sognano l’auto nuova ma rinviano l’acquisto a causa dei costi elevati e dei dubbi sulla tecnologia più conveniente: lo afferma una ricerca di Pwc Italia per conto di Quattroruote, intitolata “Desiderare l’auto non basta più” dove la prima perplessità sull’acquisto di un’auto nuova è dovuta al prezzo: dal 2019 i listini delle case automobilistiche sono saliti del 30%, mentre le retribuzioni contrattuali sono cresciute solo del 13,9%. Secondo i dati raccolti da Pwc Italia negli ultimi mesi c’è stato un rallentamento, ma la distanza non si è ricomposta.

Dall’incrocio di un’analisi del mercato con un questionario su un campione rappresentativo di mille italiani e con una rilevazione su 2.353 utenti di Quattroruote, emerge che «le conseguenze della pandemia, delle guerre, delle crisi energetiche e della transizione elettrica non restano confinate alla filiera dell’auto, ma arrivano fino al consumatore sotto forma di prezzi più alti, costi d’uso incerti e dubbi sulla tecnologia più conveniente».

Il 36,1% di chi ha risposto al sondaggio pensa di «comprare o cambiare auto nei prossimi 12-24 mesi» e un altro 22,1% «non ha ancora deciso». Ma il 53,1% di chi ha in mente l’acquisto lo ha già rinviato almeno una volta. Oltre la metà di chi prevede un acquisto ha un budget sotto i 20.000 euro, ma da luglio 2020 il prezzo medio del segmento A, relativo alle utilitarie, ha superato proprio questa soglia, sotto la quale il listino del nuovo offre oggi appena 12 versioni di 7 modelli e nel segmento A delle utilitarie da città, all’interno del quale le elettriche costano in media 28.700 euro, contro i 21.900 delle auto a benzina.

Quattroruote rileva poi una frammentazione delle motorizzazioni: l’offerta diesel è scesa dal 53,8% del 2016 al 19,7%, l’elettrico è al 23,3%, il plug-in al 13%. Nessuna tecnologia si è imposta e i consumatori si dividono: le ibride sono la scelta più indicata (39,2%), seguite dalla benzina (22,6%). A guidare la scelta sono tre leve: l’affidabilità (88,2%), il prezzo (72,7%) e i costi di gestione (64,5%).

Alla fine emerge che il 40,6% di chi ha risposto al sondaggio pagherebbe di più per un’auto più affidabile e il 34,2% per costi di gestione più bassi, ma solo l’8,6% per il marchio, il 6,6% per il design e il 2,8% per il “Made in Europe”. La sostenibilità è importante per circa il 40%, ma appena il 9,9% la pagherebbe: anche chi sceglie elettrico o ibrido lo fa soprattutto per i costi di utilizzo.

Interessante anche la propensione all’acquisto di un’auto “Made in Cina” da uno dei numerosi marchi, spesso sconosciuti, arrivati irruentemente sul mercato europeo e italiano. Tra il 2022 e il 2026 i marchi in vendita in Italia sono cresciuti del 28,4% e i modelli del 35,2%, spinti soprattutto dai costruttori cinesi, i cui marchi sono saliti del 175%, con un balzo del 428% dei modelli, tanto che oggi «un marchio su quattro è cinese».

L’interesse per le auto cinesi va oltre il concetto di “fedeltà al marchio”, dato che «quasi un italiano su quattro dichiara un legame più debole con la propria marca», anche a causa della responsabilità delle stesse case che hanno tradito la fiducia dei consumatori offrendo prodotti spesso non adeguati sul fronte dell’affidabilità o dell’assistenza in caso del verificarsi di problemi al veicolo non risolti in garanzia, mentre «per quasi uno su due l’arrivo dei brand cinesi rende meno interessanti quelli tradizionali». Oltre il 50% di chi ha risposto al sondaggio alla base della ricerca di Quattroruote afferma di apprezzare soprattutto il rapporto qualità-prezzo delle auto cinesi.

Una propensione all’acquisto di auto cinesi che è destinata a crescere. I costruttori automobilistici cinesi sono pronti a intensificare la loro espansione internazionale, con conseguenze significative per l’industria automobilistica globale e, in particolare, per il mercato europeo. Secondo il rapporto “Chinese Automakers’ Global Push Will Reverberate Across Markets”, pubblicato da S&P Global Ratings, la quota dei marchi cinesi in Europa potrebbe salire dall’attuale 8% al 10-15% entro il 2030.

Intanto, in tema di affidabilità decaduta del “Made in Germany”, Volkswagen richiama oltre 72.000 auto elettriche in tutto il mondo a causa di batterie difettose. In Germania, i tre richiami complessivi riguardano circa 10.000 veicoli, come emerge dai dati dell’Ufficio federale tedesco per la motorizzazione (KBA). Secondo tali dati, sono interessati principalmente i modelli VW ID.3, ID.4, ID.7 e ID. Buzz, oltre alla Cupra Born. Già dalla scorsa settimana era noto che Volkswagen stesse preparando un richiamo a causa di batterie difettose. Secondo quanto dichiarato dal gruppo, i controlli interni di qualità avevano evidenziato che alcune celle delle batterie ad alta tensione di determinati veicoli non soddisfacevano i requisiti di qualità.

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