Home Politica Ets, il cuore del “Green deal” che divide l’Europa

Ets, il cuore del “Green deal” che divide l’Europa

Costituisce il più grande mercato CO2 al mondo che si è trasformato in strumento finanziario altamente speculativo. Annunciata a luglio la riforma.

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L’Ets, l’Emission trading system, il sistema di scambio commerciale delle emissioni di carbonio, è una sorta di asticella che si abbassa, anno dopo anno, sopra le emissioni delle fabbriche continentali (e, prossimamente anche sui veicoli alimentati a carburante fossile), guidando l’Europa verso il feticcio della neutralità climatica al 2050.

Il principio del “chi inquina paga” su cui si fonda l’Ets, nuova frontiera dello scontro tra i Ventisette sul “Green deal”, tocca la grande industria e la produzione di energia tramite fonti fossili. Nato nel 2005 per attuare il protocollo di Kyoto, il più grande mercato della CO2 al mondo è in Europa e si basa su una logica di mercato: Bruxelles fissa un limite massimo alle emissioni complessive e lo riduce nel tempo, comprimendo il margine per inquinare. Ogni tonnellata di CO2 emessa – che di per sé non è un prodotto inquinante, in quanto la principale forma di nutrizione delle piante, ma solo climalterante – ha un prezzo: le imprese acquistano quote alle aste o ne ricevono una parte gratuitamente. A fine anno devono restituire un numero di quote pari alle emissioni effettive: l’eventuale surplus può essere rivenduto, mentre i deficit devono essere colmati sul mercato.

Il prezzo delle quote Ets si forma seguendo la logica della domanda e dall’offerta, trasformando le emissioni in un costo industriale strutturale. Le quote gratuite, destinate alle industrie energivore più esposte alla concorrenza internazionale – come acciaio, cemento e chimica – restano uno dei nodi più sensibili: servono a evitare la delocalizzazione (carbon leakage), ma saranno progressivamente ridotte fino alla loro eliminazione entro il 2034, in parallelo all’attuazione del meccanismo alle frontiere (Cbam). Il sistema delle aste per il resto dei settori continuerà invece fino al 2039.

Per contenere la volatilità e prevenire squilibri, anche in presenza di shock come quelli legati alla crisi in Medio Oriente, l’Ue ha introdotto la riserva di stabilità del mercato, che regola l’offerta di quote in base alle condizioni sul sistema. Nel tempo, l’Ets ha ampliato il proprio perimetro: già esteso all’aviazione intraeuropea, si prepara a includere il trasporto marittimo e quello terrestre. Il passaggio più delicato resta però l’Ets2, dal 2027, destinato a incidere su edifici e trasporti su strada, con effetti diretti su famiglie e consumi con decisi aumenti delle bollette del gas metano, dell’energia elettrica e dei carburanti fossili. A luglio è attesa una nuova revisione complessiva per ridurre l’esposizione alla volatilità dei prezzi: Ursula von der Leyen ha già indicato interventi su obiettivi, soglie, riserva di mercato e un fondo ponte per sostenere i Paesi con minore spazio fiscale, in vista della futura “Industrial Decarbonization Bank”. Bisognerà vedere se allora la manifattura europea continuerà ad esistere, visto che negli ultimi due anni ha già perso migliaia di fabbriche e milioni di posti di lavoro.

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