Il congresso straordinario che ha incoronato per un altro quadriennio Matteo Salvini alla guida di quanto rimane della Lega Nord bossiana è stato all’insegna di cambiare tutto perché non cambi nulla, a partire dall’inamovibilità scontata del segretario, mentre i cambi del simbolo da “Lega Salvini premier” a “Lega Italia federale” cambia solo l’aspetto senza incidere sull’essenza della missione politica del salvinismo che di federale ha poco o nulla.
La nascita della “Lega Italia federale” al posto della “Lega Salvini premier” era imposta dalla nuova legge elettorale, che prevede l’indicazione del nome del candidato premier da parte di ogni coalizione, come ha ricordato il vicepremier dal palco. L’idea era quella di tenere insieme la svolta nazionale del Carroccio «di cui sono straconvinto» – rivendica il confermato leader della Lega, ma che elettoralmente non ha pagato, anzi è stata controproducente specie al Nord dove Fratelli d’Italia ha largamente surclassato elettoralmente l’ormai fu Salvini premier – con le battaglie storiche, come il federalismo «che è il presente, il passato e il futuro del nostro Paese e fa bene alla Lombardia come alla Puglia». Per presentare il nuovo simbolo, Salvini ha ripescato un articolo dell’Unità del 1994 che raccontava l’idea di Umberto Bossi di cambiare il marchio Lega Nord proprio in Lega Italia federale. Il senatùr, per le europee di quell’anno, scelse un logo con queste parole, lo sfondo bianco e le scritte blu.
Da quell’idea riparte ora il nuovo corso grafico della Lega: «come possiamo riassumere una Lega nuova, forte e protagonista in Italia? Lega Italia federale – ha osservato Salvini -. Tiene insieme il passato, il presente e il futuro». E insiste su una battaglia, quella del federalismo, che però non è più quella di bossiana memoria: «il centralismo una volta era nei palazzi romani, ora è traslocato più a Nord» ha detto Salvini riferendosi all’Unione europea. Anche se dalle posizioni di governo, l’azione di Salvini non si è sicuramente distinta in questi quattro anni a favore di quel federalismo che ora dichiara di volere interpretare, a partire dalla questione della maggiore Autonomia per le regioni ordinarie uscita pesantemente annacquata rispetto alle aspettative del referendum di 9 anni fa.
Se Salvini tenta di indossare le vesti dell’agnello federalista dopo essere stato un lupo nazionalista, risultandone poco credibile, ha fatto scalpore il pesante sbrocco riservato nei confronti di quella stampa – di cui lui stesso fa parte sempre più immeritatamente – beccandosi le pesanti reprimende dell’Ordine dei giornalisti, della Fnsi e dell’Associazione stampa parlamentare. A fare da detonatore la netta separazione degli spazi tra l’area dove si svolge il congresso straordinario con militanti e delegati, al secondo piando dell’Allianz Mico, e l’area riservata alla stampa, con i giornalisti confinati al piano inferiore. Salvini, una volta presa la parola, lancia affondi durissimi contro i giornali che «anche oggi stanno scrivendo cazzate». E racconta di aver scelto lui – tra i politici più attivi, a dire il vero, con punti stampa giornalieri e sempre molto affollati – di dividere gli spazi, di fatto “recintando” i cronisti che hanno accesso alla sala principale solo accompagnati o nei momenti di pausa.
«Sono qua e sono al piano di sotto. Da giornalista iscritto all’ordine ho chiesto io agli organizzatori di lasciarli lì, per non inquinare delegati e militanti che non meritano di essere circondati da certa gente che non è qua per raccontare la Lega», affonda Salvini che sale di livello attaccando frontalmente le testate reprobe a suo insindacabile giudizio: «ho letto che Repubblica e Corriere hanno già fatto le liste elettorali, con esclusi e inclusi. Tutte cazzate da prima Repubblica» di giornalisti «servi» che «sono qua solo per fare il male della Lega. Evitate – si rivolge ai militanti – di leggere quello che scrivono in questi giorni».
Salvini continua: la stampa «non ci ha mai aiutato e non comincerà ad aiutarci adesso. Da 40 anni cercano di stroncare la Lega, chiunque gli dia spazio non aiuta. Non si aiuta la Lega con le interviste, i libri, la polemica o i post su Facebook». Il leader attacca ancora il Corriere: «nella loro homepage il congresso della Lega è in trentesima posizione, era un quotidiano una volta importante» e a Repubblica che riporta nella pagina web un vecchio logo del Carroccio ironizza «girate a Repubblica il nuovo simbolo della Lega, così fanno l’ennesima figura di fango».
Uno sbrocco che ricorda le bordate da lui lanciate a Pontida un mese fa. Anche allora Salvini ci era andato giù pesante contro alcune testate, invitate a «sciacquarsi la bocca» e contro giornalisti «servi di un regime destinato a morire».
Pronta la replica del presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Bartoli: «per Salvini i giornalisti si dividono in servi e amici. Come in Russia, in Cina e in tutti i regimi totalitari. Probabilmente la sua idea di congresso si avvicina a quella della vecchia Unione sovietica».
La segretaria generale della Fnsi, Alessandra Costante, invita Salvini a restituire la tessera: «visto che detesta a tal punto i giornalisti e la stessa libertà di stampa, ci chiediamo per quale motivo continui a voler mantenere l’iscrizione ad un ordine di servi».
Per l’Associazione stampa Parlamentare «da Salvini espressioni gravemente ingiuriose, il giornalismo rappresenta l’esercizio di un fondamentale diritto costituzionale» mentre il comitato di redazione del Corriere della Sera in una nota afferma che «vogliamo ricordare al “collega” Salvini che è dovere dei giornalisti cercare di offrire ai propri lettori notizie anche non gradite ai potenti di turno. Se ne faccia una ragione e ritiri gli insulti».
Sarebbe opportuno che Salvini ne prendesse atto e facesse seguire i fatti, visto che se non si dimette dall’Ordine dei giornalisti pure lui diventa un “servo”, anche se dovrebbe essere lo stesso Ordine regionale ad attivare una procedura di radiazione di un soggetto che ha ampiamente dimostrato di non rispettare le regole deontologiche e di comportamento cui dovrebbero confarsi tutti gli iscritti.
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