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Pensioni, rivalutazione falcidiata per quelle che superano di 4 volte il minimo

Dopo i 2.447,4 euro lordi al mese, la perequazione crolla fino al 32% per quelle oltre le 10 volte il minimo. Protesta di Federmanager. Grimoldi (“Patto per il Nord”): «il governo Meloni non può tradire i lavoratori del Nord».

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La bollinatura da parte della Ragioneria dello Stato ha dato il via all’iter di approvazione della Manovra 2027 con la piena conoscenza dei contenuti della principale legge dello Stato che contiene cattive notizie specie per le pensioni e la loro rivalutazione ad un’inflazione sempre più feroce.

Nei 157 articoli della Manovra c’è, all’articolo 55, la norma che riguarda la rivalutazione delle pensioni che subiscono una pesante stretta per gli importi oltre le 4 volte il minimo Inps (611,85 euro). La rivalutazione al 100% è garantita solo per gli assegni pari o inferiori a 2447,4 euro lordi al mese. Oltre tale soglia, la rivalutazione viene progressivamente tagliata.

Per i trattamenti pari o inferiori a cinque volte il minimo (3.059,25 euro) la rivalutazione complessiva della pensione è dell’85%, del 53% per gli assegni superiori a cinque volte il minimo e inferiori a sei (fino a 3.671,1 euro), del 47% tra sei volte il minimo e otto volte il minimo (4.894,8 euro), del 37% per quelli tra otto volte il minimo e 10 volte il minimo (6.118,5 euro), del 32% sopra 10 volte il minimo.

La Manovra 2027 vede il superamento del metodo degli scaglioni di reddito applicato nelle ultime tornate per passare a classi di reddito dei trattamenti, comportando il taglio fino al 68% per quelle più alte, che non sono comunque da nababbi se si guarda il netto, visto che si tratta di importi di circa 3.500 euro al mese, a fronte di versamenti previdenziali spesso ingenti da parte degli interessati.

La norma ha suscitato la protesta di Federmanager che contesta come, ancora una volta, «le pensioni non sono una riserva di bilancio alla quale attingere ogni volta che occorre trovare nuove risorse. Tornare a limitarne la rivalutazione con un meccanismo più penalizzante dell‘attuale significa ridurre il potere d’acquisto di chi ha lavorato e versato contributi per decenni. Chiediamo al Governo e al Parlamento di correggere questa scelta, sopprimendo l’articolo 55 della Manovra e individuando coperture alternative» afferma Valter Quercioli, presidente di Federmanager, commentando l’articolo 55 del disegno di legge di bilancio 2027-2029, che prevede il ritorno al meccanismo di rivalutazione delle pensioni per classi anziché per scaglioni.

«La perequazione non è un regalo dello Stato: è lo strumento che tutela il potere d’acquisto delle pensioni – prosegue Quercioli -. Chi ha lavorato per decenni e versato contributi proporzionati alle proprie retribuzioni non può essere considerato una fonte ricorrente di risorse per il bilancio pubblico. La pensione non è un privilegio da ridimensionare, ma un diritto maturato attraverso il lavoro».

La relazione tecnica che accompagna il disegno di legge quantifica gli effetti dell’intervento: nel 2027, i risparmi di spesa pensionistica sono stimati in circa 1,476 miliardi di euro lordi e 885 milioni netti, tenendo conto degli effetti fiscali. Nel periodo 2027-2036, i risparmi complessivi raggiungono 14,241 miliardi lordi e 8,538 miliardi netti.

Sulla questione interviene anche il segretario federale di “Patto per il Nord”, Paolo Grimoldi: «la perequazione ridotta sulle pensioni oltre le 4 volte il minimo Inps finisce con il penalizzare i lavoratori regolari e, soprattutto, quelli con maggiore responsabilità, che nella loro vita lavorativa hanno versato fior di contributi che ora vengono penalizzati. Non è accettabile che il governo, con una mano, trovi 850 milioni di euro per ciascun anno del triennio 2027-2029 per 2,55 miliardi di euro per anticipare a 64 anni i pensionamenti in un Paese che registra carenze di lavoratori sempre più marcata, tanto da avere portato la validità delle patenti di guida per i mezzi pesanti – lavoro usurante – a 70 anni per cercare di coprire le carenze di autisti, mentre, con l’altra, mette le mani nelle tasche dei pensionati che hanno avuto una carriera lavorativa di responsabilità, accumulando contributi che ora vengono falcidiati dal governo».

Per Grimoldi «nel corso dell’iter parlamentare è necessario ripristinare condizioni di equità con una parte fondamentale dell’elettorato di centro destra, in maggioranza composto da lavoratori del Nord, assicurando una perequazione adeguata anche alle pensioni più alte. Non si può dare tutto a coloro che magari non hanno mai versato un contributo nella loro vita e togliere il 68% della rivalutazione spettante a chi ha lavorato duro e con responsabilità per una vita».

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