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Mercato dell’auto ancora in crescita a ottobre, ma cala la fiducia dei concessionari

Le immatricolazioni in aumento, ma pesa l’incertezza delle regole, degli incentivi e della deducibilità delle auto aziendali.

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Mercato auto Italia mercato dell'auto

Il mercato dell’auto italiano mantiene il segno positivo anche a ottobre, ma la crescita rallenta rispetto a settembre e si accompagna a un arretramento della fiducia dei concessionari. Secondo i dati diffusi dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti a ottobre sono state immatricolate 131.921 autovetture, il 4,8% in più rispetto alle 125.864 dello stesso mese del 2025. Si tratta dell’undicesimo incremento mensile consecutivo, dopo il +9,9% di settembre. Il bilancio dei primi dieci mesi 2026 raggiunge così 1.400.991 immatricolazioni, con un aumento dell’8,3% sullo stesso periodo dell’anno precedente.

Dopo tre mesi di recupero, torna invece a diminuire l’indice di fiducia degli operatori auto elaborato dal Centro Studi Promotor sulla base della sua inchiesta congiunturale mensile. A ottobre l’indicatore si attesta a quota 35,2 contro quota 39,3 di settembre, con una perdita di 4,1 punti. Dall’indagine CSP di fine ottobre emerge inoltre un peggioramento dei giudizi sui livelli degli ordini acquisiti: scende dal 21% di settembre al 5% di ottobre la quota dei concessionari che li considera elevati, mentre sale dal 47% al 56% quella di chi li giudica bassi. In aumento è anche la percentuale di operatori che segnala una bassa affluenza nei saloni di vendita delle concessionarie (dal 47% di settembre al 62%). Più caute le aspettative sulle consegne nei prossimi 3/4 mesi: il 5% degli interpellati prevede un aumento, contro il 13% di settembre, il 64% si attende stabilità e il 31% una diminuzione, rispetto al 19% del mese precedente.

Le immatricolazioni di ottobre risultano inferiori del 16,1% rispetto allo stesso mese del 2019, mentre nel cumulato gennaio-ottobre il divario è del 13,8%. Per l’intero 2026 il Centro Studi Promotor prevede 1.627.891 immatricolazioni, con un incremento del 6,7% sul 2025, ma ancora un ritardo del 15,1% rispetto al 2019.

A pesare sull’andamento del mercato l’incertezza delle regole, l’andamento altalenante degli incentivi all’acquisto e, soprattutto, la risibile deducibilità fiscale dell’auto aziendale che ha finito con il rilanciare l’utilizzo dei rimborsi chilometrici per l’uso dell’auto privata.

Per Roberto Pietrantonio, presidente UNRAE, «i numeri di questo mese incidono su un nervo ancora scoperto, dove il problema non è la resistenza degli italiani alla transizione: è rendere la transizione conveniente. Il boom delle ibride plug-in dimostra chiaramente che, in presenza di una convenienza concreta, la clientela risponde. Al contrario, con le elettriche pure che galleggiano tra il 6 e il 7%, la transizione italiana rimane ferma ai box: pensare che le tecnologie a zero emissioni possano decollare da sole, senza leve abilitanti, è solo una chimera».

Sul fronte delle politiche per l’auto, a fronte dei 2,7 miliardi destinati all’esenzione parziale del bollo auto, il Governo chiude gli occhi su una proposta sottoscritta da ben 4 associazioni della filiera automotive e 3 associazioni di fleet manager che operano in aziende italiane di tutti i settori e dimensioni. Il testo del DDL di Bilancio, atteso in settimana alla Camera, si limita a una timida apertura sul regime di deduzione dei costi per i veicoli di agenti e rappresentanti di commercio, una platea ristretta già titolare di un trattamento meno sfavorevole rispetto alle imprese e lavoratori autoomi, alzando il tetto di costo deducibile a 35.000 euro e porta la deducibilità dall’80% al 90% solo per auto elettriche e ibride. Una misura che lascia però fuori proprio le flotte aziendali, le sole in grado di generare i volumi necessari a rinnovare il parco e ad alimentare l’usato recente.

«La misura prevista nel DDL di Bilancio è omeopatica: almeno per ora, la montagna sta partorendo un topolino – sottolinea Pietrantonio -. Confidiamo che il Parlamento, o il Governo stesso, colgano l’occasione per trasformarlo ora in una vera riforma, estendendolo alle flotte aziendali». Una misura che costerebbe 150 milioni nel 2027 che andrebbe programmata almeno su un triennio.

Dal fronte dei protagonisti della filiera italiana di Anfia, si alza la preoccupazione per la corsa al galoppo delle immatricolazioni di auto “Made in Cina”: «a ottobre sono state 23.242 (il 17,6% del mercato del mese), in aumento del 97%, rispetto allo stesso mese del 2025 – afferma il presidente Roberto Vavassori -. Nel cumulato dei primi dieci mesi, a volume, sono oltre 215.000 (il 91,4% in più rispetto ai dieci mesi del 2025) con una quota di mercato del 15,4%».

Nei primi dieci mesi dell’anno, quasi un’auto elettrica su due immatricolata in Italia è di produzione cinese. Una quota altrettanto significativa si registra per le ibride plug-in (PHEV), dove i veicoli provenienti dalla Cina rappresentano oltre il 46% delle immatricolazioni. Complessivamente, le auto ricaricabili “Made in China” raggiungono il 47,5% del mercato italiano, confermando il peso crescente della produzione cinese tra queste alimentazioni. In questo contesto, è indispensabile continuare a lavorare per creare adeguate condizioni di mercato a livello nazionale.

Dal fronte di chi le auto le vende, «la spinta di ottobre è dovuta a una buona performance del canale privati – evidentemente sostenuto da una leva promozionale importante – e da una forte spinta del noleggio a breve che, al momento consideriamo del tutto straordinaria. Altrettanto importante resta il contributo dei venditori con le auto immatricolazioni – afferma Massimo Artusi, presidente Federauto -. Se quest’ultimo contributo sia un atto di fiducia verso il cliente, una mano tesa all’industria o la ricerca di margini sempre più difficili da realizzare, lo dirà il tempo». Ma intanto i numeri sono notevoli, visto che annoverano 18.272 unità mensili (ben il 13,85% del totale di mercato del mese, il 10,89% del totale del periodo gennaio-ottobre).

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