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Disturbi del comportamento alimentare per 3 milioni di italiani

Gli esordi già a 8 anni in presenza di carenza nell'assistenza e nell’individuazione precoce.

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Disturbi del comportamento alimentare

L’esordio può essere molto precoce, già a 8 anni, ma spesso i segnali – come tendenza all’isolamento e cambi d’umore – vengono sottovalutati e i disturbi del comportamento alimentare si complicano per oltre 3 milioni gli italiani colpiti da Dca, di cui il 30% under–14.

I disturbi del comportamento alimentare non sono solo anoressia e bulimia, ma anche nuove patologie emergenti e ancora poco conosciute, con l’evidenziazione ad agire subito e chiedere aiuto agli specialisti, anche se resta la criticità dell’assistenza sul territorio, con un gap Nord-Sud che vede solo una minoranza di centri attivi nel Meridione.

Il 15 marzo è anche definita la Giornata nazionale del “Fiocchetto Lilla” sancita ufficialmente nel 2018 dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. Il simbolo è il colore lilla, fusione del blu e del rosso per richiamare la complessità dei Dca, spesso vissuti con una grande sofferenza interiore nascosta dietro un’apparente serenità.

Oggi il “codice Lilla” è anche un protocollo specifico del pronto soccorso adottato in molte strutture ospedaliere e introdotto dal ministero della Salute per accogliere e gestire in modo prioritario e appropriato i pazienti con sospetti di disturbi del comportamento alimentare. Un fenomeno che in Italia è «in drammatico aumento», afferma Laura Dalla Ragione, psichiatra referente Dca per la Regione Umbria e direttrice del Numero verde “SOS Disturbi alimentari” istituito a Todi dalla Presidenza del Consiglio e dall’Istituto Superiore di Sanità. «Bisogna agire concretamente per prevenire e sostenere i pazienti e le loro famiglie» avverte Dalla Ragione, ricordando il numero verde nazionale 800180969, servizio anonimo e gratuito.

I Dca sono in aumento soprattutto tra gli adolescenti, per i quali le diagnosi correlate a tali disturbi rappresentano in Italia la seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali, con 3.563 decessi solo nel 2025. I numeri sono cresciuti ulteriormente durante la pandemia e i confinamenti, con un aumento del 30% di casi, soprattutto tra i giovanissimi.

Ad allarmare oggi è anche il manifestarsi di nuove patologie: «abbiamo casi in crescita di “Arfid” (Avoidant Restrictive Food Intake Disorder) inserita nel 2013 nel manuale diagnostico degli psichiatri ed ancora poco conosciuta. Chi ne è colpito – spiega Dalla Ragione – mangia una gamma molto ristretta di cibi. Il disturbo può manifestarsi a tutte le età, ma è più frequente nell’infanzia e nell’adolescenza, e riguarda per il 60% i maschi e per il 40% le femmine. Sempre più diffusi anche la diabulimia che colpisce pazienti con diabete di tipo 1 che usano l’insulina come metodo di controllo del peso; l’ortoressia, ovvero l’ossessione del mangiare sano molto diffusa nel mondo delle palestre; la bigoressia, l’ossessione della massa muscolare. Ed ancora: il disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating) caratterizzato da grandi abbuffate senza metodi di controllo».

Uno dei problemi ancora irrisolti resta però quello dell’assistenza, con un gap evidente tra Nord e Sud: «I centri Dca in Italia – afferma Dalla Ragione – sono 150, di cui 120 del Servizio sanitario nazionale e 30 del Privato accreditato. Sul totale dei centri, 78 si trovano al Nord, 31 al Centro e 41 tra Sud e Isole». La rete degli ambulatori multidisciplinari «ha costituito un importante passo in avanti nel percorso di cura dei pazienti, ma – conclude il psichiatra – è ancora presente in modo troppo disomogeneo sul territorio italiano».

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