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Iss, in Italia 727 casi di febbre del Nilo e 54 i decessi

Dal primo gennaio 330 casi confermati di Dengue, 59 non sono legati a viaggi all'estero. E il Covid-19 è diventato endemico con una o due ondate all’anno.

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iss covid-19 Covid torna a correre

Salgono a 727 i casi confermati di Febbre del Nilo occidentale in Italia (a fronte dei 700 nel report precedente) secondo i dati forniti dall’Istituto superiore di sanità (Iss). Di questi, 383 si sono manifestati nella forma neuroinvasiva (di cui 5 casi importati da Maldive, Francia, Belgio, Grecia e Olanda) e i decessi notificati sono stati 54.

Lo scorso anno nello stesso periodo erano 718 i casi segnalati con 49 decessi. La letalità, calcolata sulle forme neuro-invasive autoctone finora segnalate e confermate di West Nile virus, è pari al 14%. Salgono a 83 le province con dimostrata circolazione distribuiti in 19 regioni. Nello stesso periodo sono stati segnalati 15 casi di Usutu virus (8 Lombardia, 1 Emilia Romagna, 1 Marche, 2 Lazio, 1 Piemonte, 2 Veneto).

Dal primo gennaio al 29 settembre 2026 al sistema di sorveglianza nazionale dell’Iss risultano 330 casi confermati di Dengue: 59 di questi sono autoctoni mentre tutti gli altri casi sono associati a viaggi all’estero, nessun decesso. Sono inoltre stati registrati 28 casi confermati di Chikungunya: 1 di questi casi è stato identificato come autoctono mentre tutti gli altri sono associati a viaggi all’estero, nessun decesso, e 3 casi di Zika virus, tutti associati a viaggi all’estero, nessun decesso.

Il Covid-19 è ormai endemico e la sua ripresa osservata recentemente è in linea con le ondate che provoca ogni anno afferma il microbiologo clinico Francesco Broccolo, dell’Università del Salento. «La ripresa del Covid-19 in queste settimane non deve sorprenderci, né allarmarci: il virus – osserva Broccolo – è ormai diventato endemico, cioè non segue una stagionalità rigida come l’influenza e può dare luogo a una o due ondate l’anno».

Tra fine luglio e inizio agosto in Cina la positività al test è aumentata fino a superare il 20% e la variante NB181 del virus SarsCoV2 è responsabile di oltre il 95% dei casi sequenziati. «Le autorità sanitarie cinesi – prosegue Broccolo – non hanno registrato pressioni sugli ospedali e l’intensità dell’ondata è stata simile a quella dei due anni precedenti in Europa». Accanto alla variante NB181, è diventata prevalente la XFG. «Sono entrambi discendenti dallo stesso ceppo, cioè il JN-1, e – aggiunge Broccolo – hanno mutazioni nella proteina Spike», che permette al virus di agganciarsi alle cellule. Le mutazioni rendono entrambe «più abili a eludere gli anticorpi e, di conseguenza, a reinfettarci. Non ci sono però evidenze di una maggiore gravità clinica». In sostanza, le nuove varianti del virus SarsCoV2 si diffondono di più, ma non sono più aggressive.

«A favorire la circolazione – dice ancora Broccolo – contribuiscono sicuramente il rientro a scuola, al lavoro, il tempo passato al chiuso e una protezione immunitaria che cala con il passare dei mesi. La rotta da seguire resta quella di sempre, cioè proteggere i fragili. Chi ha sintomi respiratori deve fare un test ed evitare il contatto con le persone vulnerabili. E’ importantissimo arieggiare sempre gli ambienti. Infine, la sorveglianza genomica e diagnostica di laboratorio sono e rimangono il nostro sistema di allerta precoce e vanno sostenute anche quando non c’è un’emergenza».

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