Home Politica Manovra 2027 in decisa salita con il deficit/Pil al 3,1%

Manovra 2027 in decisa salita con il deficit/Pil al 3,1%

Caccia alle coperture per “quadrare” una legge di bilancio elettorale sempre più difficile. Necessario concentrare le risorse invece di disperderle in mille rivoli.

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Con la certificazione dell’Istat del rapporto defict/Pil al 3,1% e il permanere della procedura d’infrazione Ue per deficit eccessivo, la manovra 2027 diventa decisamente in salita, per di più nell’anno elettorale dove il governo Meloni aveva cumulato risorse da “sparare” per attirare il consenso. Con la necessità di rivedere in profondità scenario di spesa e di agevolazioni varie, forse a partire dalla stessa esenzione pasticciata e molto parziale del bollo auto, valida per il solo 2027 con una spesa di 2,3 miliardi, che andrebbe dirottata verso un obiettivo di migliore valore, come l’innalzamento dello scaglione Irpef mediano da 50.000 ad almeno fino 60.000 euro e magari tagliare il prelievo dal 33% al 32 o anche al 31% per fare rifiatare un po’ quel ceto medio in via di estinzione sotto la continua pressione del costo della vita e degli stipendi inchiodati a livelli reali negativi rispetto al 2008.

La mancata uscita anticipata dalla procedura per deficit eccessivo metterà il governo Meloni davanti alla scelta se procedere comunque con lo sforamento di bilancio da 1,5 punti di Pil nel triennio. La scelta non è scontata ma, in questo caso, non essendo fuori dalla procedura europea, la decisione alimenterebbe di nuovo il deficit allontanando la prospettiva dell’uscita ora fissata sui conti 2026. L’ipotesi di finanziare le misure, in tutto o in parte, attraverso coperture richiederebbe invece la ricerca di risorse, intrecciando così il dossier con la Legge di Bilancio. Una scelta che al momento non sembra sul tavolo.

La manovra 2027 dovrà destreggiarsi tra gli appetiti della politica in pieno clima pre-elettorale e il sentiero stretto dei vincoli imposti dalle regole Ue. E che stando ai primi annunci, promesse e desiderata veleggia già ora verso i 20 miliardi che nessuno vede all’orizzonte. Senza considerare l’eventuale utilizzo della flessibilità Ue per Difesa e Energia che è però uno scenario irto di insidie specie per un paese che è in procedura di infrazione.

La revisione dell’Istat sul deficit 2025 certifica un indebitamento al 3,1%, confermando quindi la stima di aprile. Il dato in valore peggiora di 355 milioni (a 69.736 milioni di euro): vengono infatti riviste al rialzo sia le entrate che le uscite, con un gap di maggiori spese per investimenti. Per scendere almeno al 3% del Pil, sarebbe servita una riduzione di oltre 1,8 miliardi, quando dalla revisione sono emersi circa 2,5 miliardi di spese legati agli investimenti di strade e ferrovie che non erano state preventivate che erano sfuggite ad una prima rendicontazione. Senza queste due voci, il deficit sarebbe passato dal 3,06% al 2,95%, con la conseguente uscita dalla procedura d’infrazione.

L’Istat ha anche rivisto al rialzo il Pil del 2025, portandolo al +0,6% (dal +0,5% della precedente stima), mentre è stato limato al ribasso il debito (136,7% del Pil). Si conferma il saldo primario (+0,8% dal +0,5% del 2024), mentre aumenta la pressione fiscale, al 42,9% (0,7 punti in più rispetto al 2024, ma meno del 43,1% delle previsioni di aprile).

Entro un mese, il governo Meloni deve portare la manovra 2027 in Parlamento. Tra le varie voci, spicca l‘abolizione parziale del bollo auto, con le risorse già stanziate per il 2027 (2,3 miliardi) e circa 5 miliardi per stabilizzare la misura nel triennio. Attesa anche l’estensione del taglio della seconda aliquota Irpef ai redditi fino a 60.000 (misura da circa 2,5 miliardi che potrebbe essere validamente rimpinguata attingendo dalle risorse destinate al taglio del bollo auto).

Il ministro alle finanze Giancarlo Giorgetti ha anche già aperto alle proposte salviniane di una “flat tax” al 5% per i giovani neoassunti (servono circa 350 milioni) e di pensione anticipata a 64 anni (si stima servano circa 1,6 miliardi l’anno). Si va poi verso la riconferma della tassazione agevolata dei rinnovi contrattuali (2 miliardi), mentre si lavora per un fondo previdenziale nuovi nati (misura da circa 355 milioni) e per confermare al 50% le detrazioni fiscali per le ristrutturazioni delle case anche nel 2026. Possibile anche la proroga dei bonus per le assunzioni di donne e giovani. Mentre se si decidesse di sterilizzare l’aumento di un mese dell’età pensionabile che scatta a gennaio, servirebbero 1,1 miliardi.

Oltre alle spese indifferibili (1,5-2 miliardi), ci sono poi le richieste dei ministeri. Il ministro alla Sanità, Orazio Schillaci, punta a 5 miliardi; quello per il Sud, Luigi Sbarra, chiede almeno 4 miliardi nel triennio per la Zes. Matteo Salvini si aspetta 5 miliardi per le infrastrutture.

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