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Fiscalità auto aziendali: i concessionari contrari a privilegi ideologici elettrici

Per Federauto «la revisione è necessaria, ma deve essere tecnologicamente neutrale. L'obiettivo è la decarbonizzazione, non il sostegno a una specifica tecnologia».

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Nei giorni scorsi, le associazioni di rappresentanza delle case costruttrici, degli importatori e dei gestori delle flotte e dell’autonoleggio avevano chiesto al governo una revisione della fiscalità gravante sull’auto aziendale che in Italia è storicamente penalizzante, tanto da avere rilanciato la pratica dei rimborsi chilometrici.

Da parte di Federauto, l’associazione dei concessionari, si accoglie con favore l’apertura di un confronto sulla revisione della fiscalità delle flotte aziendali, perché «è noto che il canale aziendale è strutturalmente sottodimensionato rispetto alla media europea e la sua crescita produrrebbe effetti benefici sull’intero ecosistema automotive».

Riguardo alla recente proposta interassociativa sulla riforma della fiscalità per le auto aziendali, Federauto si è dissociata «non potendo tacere su ciò che essa è davvero: una richiesta di 515 milioni di euro di risorse pubbliche (a debito) che, evocando l’obiettivo – condivisibile – della decarbonizzazione, finisce per essere uno strumento a favore di una tecnologia (quella elettrica), a scapito delle altre, e un vantaggio competitivo per il noleggio rispetto all’offerta dei concessionari italiani».

Quando si parla di fiscalità delle imprese, secondo Federauto «ogni intervento che premia un vettore energetico rispetto a un altro introduce una distorsione di mercato. La coperta è corta — per le finanze pubbliche come per il tessuto imprenditoriale — e tirarla tutta da una parte non risolve il problema: lo sposta». E, forse, pure lo aggrava specie a livello geopolitico rafforzando la dipendenza dall’estero della manifattura e tecnologia europea a partire dai nuovi biocarburanti rinnovabili che hanno il vantaggio di abbattere più o meno considerevolmente le emissioni anche sul parco già circolante.

Federauto sostiene che la revisione della tassazione delle auto aziendali si debba applicare in modo proporzionale alle emissioni di CO2 effettive dei veicoli, senza discriminazioni tra tecnologie. Chi ha una impronta di carbonio maggiore, paga di più; chi ne ha una minore, paga di meno. Un principio semplice, equo, trasparente e davvero orientato alla decarbonizzazione.

Come indicato dai più recenti studi sulla materia, «si tratta di abbandonare la misurazione “allo scappamento” (TTW), adottando il calcolo della CO2 in base al metodo LCA o, quantomeno, agli standard ISO già previsti per analoghe finalità dalla medesima regolamentazione UE – sottolineano i concessionari -. È dirimente considerare cicli di emissione più credibili e più efficaci per il reale conseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione».

Richiamare la proposta della Commissione UE sul “Clean Corporate Vehicles” come cornice di riferimento per orientare la riforma della fiscalità delle auto aziendali, ad avviso di Federauto «è un errore di metodo. Quella proposta di normativa – il cui esito è tutt’altro che definito – introdurrebbe un obbligo di elettrificazione delle flotte che non sarebbe neutrale dal punto di vista né tecnologico né tantomeno commerciale».

Federauto attribuisce al vettore elettrico una notevole importanza strategica «ma nessuna politica fiscale dovrebbe avere come obiettivo la promozione di una specifica tecnologia. L’obiettivo deve essere la riduzione delle emissioni e la defossilizzazione: sarà il mercato a premiare spontaneamente la tecnologia più idonea per ciascun contesto».

Federauto «non condivide la pratica, ampiamente diffusa di richiedere risorse pubbliche italiane o europee, per incentivi che non facciano parte di un quadro strutturale e programmato, lasciando al mercato la capacità di funzionare autonomamente, con regole stabili, chiare, uguali per tutti gli operatori e tecnologicamente neutrali».

Quindi, «bene che il Governo abbia approvato una misura, che non è un incentivo, come il decreto che abroga per l’anno 2027 la tassa di proprietà delle autovetture M1 fino a 80 KW (e di tutti i motocicli L1) riducendo i costi di gestione per gli automobilisti. L’auspicio è che tale misura diventi strutturale e coinvolga i veicoli con anzianità non superiore agli 8 anni e, possibilmente, una platea più ampia (ad esempio, fino a 125 KW)».

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