Davanti alle Commissioni riunite Affari costituzionali di Camera e Senato è stato intonato il requiem per le ambizioni di maggiore autonomia per le regioni ordinarie e a intonarlo è stato l’Ufficio parlamentare di bilancio e la Ragioneria generale dello Stato nel corso di una seduta notturna, quasi carbonara.
Secondo il consigliere dell’Ufficio parlamentare di bilancio, Giampaolo Arachi, gli schemi delle intese preliminari presentati da Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto tali intese «potrebbero incentivare le regioni a un utilizzo più esteso delle funzioni trasferite, con potenziali rischi che si sviluppino dinamiche competitive inefficienti, incertezza applicativa e potenziale contenzioso costituzionale».
Sul piano finanziario, l’Upb rileva che le intese preliminari «non comportano nuove compartecipazioni ai tributi erariali e la maggiore autonomia dovrà essere esercitata ricorrendo a risorse regionali, nel rispetto del principio dell’invarianza finanziaria per lo Stato e le altre regioni».
Pur in presenza di tali clausole, l’esercizio delle nuove facoltà potrebbe produrre effetti indiretti sul bilancio dello Stato e sugli equilibri tra sistemi regionali, che richiederanno un attento monitoraggio. Tra questi, l’Upb sottolinea «l’eventuale maggiore diffusione dei fondi sanitari integrativi e della previdenza complementare, favorita dai nuovi spazi di autonomia, potrebbe incidere nel tempo sul gettito per effetto del b previsto per tali strumenti. Analogamente, nel settore sanitario, alcune modalità di esercizio delle nuove competenze potrebbero influenzare la dinamica della spesa pubblica e accentuare fenomeni di competizione tra sistemi regionali. In tale comparto vengono ritenuti auspicabili meccanismi capaci di sostenere i territori con maggiori difficoltà nel garantire i livelli essenziali di assistenza e nel reperire il personale necessario, evitando fenomeni di competizione inefficiente che possano ampliare i divari esistenti dal punto di vista finanziario e nell’offerta dei servizi».
A seguito di un lungo processo istruttorio sull’autonomia differenziata durato da dicembre del 2025 a marzo del 2026, «abbiamo ritenuto adeguato il sistema di presidi finanziari individuato che fa riferimento a due concetti: invarianza finanziaria ed equilibrio di bilancio» ha detto Daria Perrotta, ragioniere generale dello Stato, in audizione davanti alle Commissioni riunite Affari costituzionali Camera e Senato, aggiungendo però un forte «richiamo all’importanza di immaginare questo disegno come un disegno complessivo, perché alla ricerca dell’efficienza e dell’efficacia si affianchi anche il concetto di equità, grazie ai meccanismi perequativi».
Quanto alla tutela della salute, il settore «riteniamo che il quadro normativo si fosse spinto già molto avanti e quindi probabilmente il vantaggio di queste intese sarà fare in modo che la struttura amministrativa si adegui a delle esigenze che sono ora declinate solo a livello normativo», ha spiegato Perrotta.
La Ragioneria ha inoltre richiamato il tema delle possibili differenze tariffarie in ambito sanitario e le relative ricadute sulla mobilità sanitaria: «devono essere sedi come la Conferenza Stato-Regioni a valutare gli effetti» nell’ottica che si realizzi «un equilibrio degli interessi delle parti».
Sul piano finanziario, il dossier della Ragioneria ha affrontato anche il tema delle contabilità speciali, indicate come possibile elemento critico nell’attuazione dell’intesa sulla Protezione civile: «è uno strumento diffuso in molti campi in cui l’imprevisto e l’emergenza sono presenti», ha spiegato Perrotta, citando come esempi «le missioni internazionali». Tuttavia, «in alcun modo le contabilità speciali devono rappresentare una deroga al principio di annualità». (ANSA).
Critico il commento sulla seduta alle Commissioni di ”Patto per il Nord”: secondo il segretario federale, Paolo Grimoldi, «mentre ieri sera gli Italiani erano a cena, forse proprio per non farglielo sapere, come se fosse una vergogna solo parlarne, si sono riunite le Commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato in merito agli schemi di intesa preliminare sull’autonomia differenziata. Ebbene, l’audizione dell’Ufficio parlamentare di bilancio ha messo una pietra tombale sulla proposta salviniana: così com’è non ci sono elementi oggettivi tali da far ritenere che il trasferimento delle funzioni dallo Stato alle Regioni produrrà effettivi vantaggi per i cittadini in termini di efficacia, efficienza e qualità dei servizi».
Per Grimoldi «serve subito il federalismo fiscale e quello istituzionale che solo “Patto per il Nord” chiede alla politica. Salvini non può farlo perché altrimenti perderebbe i voti delle regioni del Centro e del Sud che mai rinuncerebbero ai 100 miliardi di euro di residuo fiscale che ogni anno il Nord versa a Roma e che Roma poi distribuisce loro, senza guardare alla reale efficacia ed efficienza della spesa, assistendo spesso inerme a clamorosi sprechi e ruberie pagate con i soldi del Nord».
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