Home Economia Gli shock degli ultimi 4 anni sono costati 2.400 euro a famiglia

Gli shock degli ultimi 4 anni sono costati 2.400 euro a famiglia

Gronchi (Confesercenti): «servono interventi mirati in prossima legge Bilancio per alleggerire anche le imprese».

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Il presidente di Confesercenti, Nico Gronchi.

Gli shock degli ultimi 4 anni, tra costi energetici, tensioni internazionali e inflazione sono costati all’economia italiana quasi 52 miliardi di Pil reale, circa 2.400 euro a famiglia e oltre 34 miliardi di minori consumi. A lanciare l’allarme è il presidente di Confesercenti, Nico Gronchi, durante l’assemblea 2026 dell’associazione, sottolineando come la pressione fiscale e il caro-energia continuino a strangolare le piccole e medie imprese oltre le famiglie, avanzando proposte come la detassazione delle tredicesime e la stabilizzazione dei costi energetici.

Tra gennaio e settembre 2026 il costo all’ingrosso dell’elettricità, evidenzia Confesercenti, è aumentato del 57%, mentre quello del gas è più che raddoppiato. Dall’inizio dell’anno la benzina è rincarata del 28,6% e il diesel del 30%. I prezzi internazionali dell’energia superano del 90% quelli di un anno fa e, come evidenziato da Gronchi, «l’elettricità all’ingrosso in Italia costa oltre il 40% in più rispetto a Germania, Francia e Spagna».

Dal 2022 il solo caro-energia ha sottratto oltre 30 miliardi ai consumi, a cui si aggiungono 500 milioni di maggiori costi per mutui e finanziamenti a tasso variabile legati ai rincari della Bce nel 2026.

Gronchi ha inoltre ribadito la necessità di interventi strutturali: «valutiamo positivamente l’apertura del Dpfp a maggiori margini di deficit per affrontare la crisi energetica, ma a una condizione, che nello scostamento previsto, fino a 29 miliardi nel prossimo biennio, la quota destinata all’energia si traduca in una riduzione concreta dei costi per famiglie e imprese».

Sul fronte tributario, la pressione fiscale è passata dal 40,6% del 1996 al 43,5% registrato dai dati Istat del 2026. Nel 2025 i proventi del recupero strutturale dell’evasione hanno raggiunto 31,5 miliardi: 3,8 miliardi in più rispetto al 2024 e l’11,3% in più rispetto al periodo pre-Covid, con un incremento complessivo del 56%. Secondo Confesercenti, restituire parte di queste risorse ai contribuenti consentirebbe di fermare la pressione fiscale al 41,5%, generando circa 16 miliardi di maggiore crescita. Di qui la necessità di mantenere la previsione della riduzione delle tasse specie sulla classe media, allargando il secondo scaglione da 50.000 a 60.000 euro, visto che non si può considerare ricco da tosare al 43% chi guadagna 2.500 euro netti al mese e magari ha pure carichi di famiglia.

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