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Il biometano centrale per la decarbonizzazione dell’industria

I dati del Consorzio Italiano Biogas. Conclusi sessanta accordi tra produttori agricoli e consumatori industriali.

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Un impianto di produzione di biometano e digestato da scarti agricoli e reflui zootecnici.

Il ruolo del biometano nell’ambito della strategia di decarbonizzazione dell’industria italiana è stato al centro di un evento organizzato dal Consorzio Italiano Biogas (Cib) e dedicato ai Biomethane Purchase Agreements (Bpa), gli accordi di compravendita di biometano tra produttori agricoli e consumatori industriali.

Secondo i dati diffusi dal Consorzio, grazie alla propria azione sono stati finora conclusi 60 accordi per un totale di 180 milioni di Smc di biometano all’anno. La domanda industriale coinvolta risulta diversificata: il 46% dei volumi, pari a 82 milioni di Smc/anno, è destinato al settore dell’acciaio; seguono carta (25 milioni, 14%), ceramica (20 milioni, 11%), cemento e laterizi (19 milioni, 11%), chimica (18 milioni, 10%), alimentare (13 milioni, 7%) e plastica (3 milioni, 2%).

«Mettere in relazione la produzione di biometano delle aziende agricole con la domanda dell’industria significa creare le condizioni per valorizzare una risorsa rinnovabile nazionale e, allo stesso tempo, accompagnare i settori produttivi nel percorso di decarbonizzazione – ha dichiarato Piero Gattoni, presidente del Consorzio Italiano Biogas -. Per consolidare questo percorso è ora fondamentale dare continuità e stabilità al quadro normativo, così da favorire nuovi accordi di lungo periodo e sostenere lo sviluppo della filiera, contribuendo alla competitività e alla sicurezza energetica del Paese».

Un ruolo centrale in questo percorso è svolto dall’articolo 5-bis del Dl Agricoltura, che ha riconosciuto la possibilità di stipulare accordi di compravendita anche di lungo periodo tra produttori e consumatori. Ma passa anche attraverso un potenziamento dello sfruttamento della Forsu, la frazione umida dei rifiuti urbani, gli scarti vegetali e la biomassa di sfrido dalla corretta gestione del patrimonio forestale, oltre dei fanghi di risulta degli impianti di depurazione civile, con Forsu e fanghi che spesso costituiscono un problema nella loro gestione tradizionale.

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