La crescita del settore dei data center si misura con i megawatt di potenza elettrica installata, ma anche negli investimenti e nel coinvolgimento delle imprese e delle persone. Nei prossimi dieci anni, la stima degli investimenti infrastrutturali potenziali nel settore sfiora i 37 miliardi di euro, con un valore aggiunto operativo diretto delle strutture che potrebbe raggiungere circa 3,87 miliardi di euro annui. Previsioni che dipendono dalla disponibilità energetica, dalle connessioni alla rete, dalle autorizzazioni e dall’individuazione di siti idonei.
La fotografia scattata dall’Italian data center association (Ida) e presentata durante il Data Center Symposium a Roma, delinea una filiera che potrebbe sostenere circa 26.000 occupati a tempo pieno entro il 2036, tra attività diretta e indotto, a fronte di una capacità IT complessivamente installata, ovvero la potenza destinata al funzionamento dei server e dei sistemi informatici di un data center, che ha raggiunto i 760 megawatt nel 2025. Di questi, 460 megawatt sono commerciali, significa offrono capacità di elaborazione a terzi.
Proprio per quanto riguarda la componente commerciale, la ricerca di Ida identifica una capacità in espansione, che potrebbe raggiungere i 2 gigawatt entro il 2031. Milano resta il mercato più attrattivo per domanda, operatori, clienti digitali, connettività e capacità installata. Roma è al secondo posto come polo nazionale, con forti opportunità legate ai corridoi industriali del Nord.
Restano però numerosi ostacoli, sia legati al tema di profili competenti difficili da trovare e sia riguardo quello delle autorizzazioni, soprattutto ambientali. La ricerca evidenzia come l’80% delle superfici interessate dai progetti legati ai data center riguarda aree già urbanizzate o dismesse, oggi oggetto di riqualificazione, mentre il restante 20% interessa aree non precedentemente urbanizzate. Nonostante questo, per il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, sono necessarie «una serie di regole che devono avere un impegno concreto». «Per questo siamo impegnati in Europa – ha ricordato il ministro delle Imprese e del “Made in Italy”, Adolfo Urso -, perché si possa avere un quadro che sia sempre più competitivo rispetto a quello degli altri continenti».
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