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Caccia all’evasione fiscale: i comuni non collaborano

In 7 anni incassi dimezzati. Ne 2024 incassati solo 2,5 milioni. Quasi tutti dall’impegno dei comuni del Nord Italia. Roma e Mezzogiorno battono la fiacca con recuperi irrisori se non inesistenti.

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caccia all'evasione “bucone” di bilancio

La caccia all’evasione non attecchisce nei comuni, specie quelli del Mezzogiorno, con tanti amministratori comunali probabilmente timorosi di perdere consenso se vanno a battere cassa verso i morosi, nonostante il premio previsto dalla legge di ottenere il 50% del gettito incassato per le segnalazioni fatte andate a buon fine.

In sette anni le entrate dalla caccia all’evasione si sono più che dimezzate a 2,5 milioni di euro. Nei due anni precedenti l’incasso era a quota 3 milioni, ma decisamente lontano dai 6,7 milioni del 2021 e dagli 11,4 milioni del 2018.

A misurare il calo dell’impegno dei comuni su questo fronte è un’elaborazione del Centro Studi Enti Locali, da cui emerge qualche sorpresa. Il comune che ha ottenuto di più è Genova che grazie alle sue segnalazioni ha consentito di sottrarre all’evasione oltre 800.000 euro. Vasia, un piccolo comune ligure che conta meno di 400 abitanti, arriva a incassare più del doppio di Roma: 20.710 euro contro 10.145 appena della Capitale.

Poco sembra essere valso l’innalzamento dal 30% al 50% – con un picco del 100% tra il 2012 e il 2021 – della quota di compartecipazione sul grisbì recuperato. Dal 2022 la percentuale è tornata al 50%. Ora si sta valutando di tornare al 100% per dare nuovo stimolo locale alla caccia all’evasione. La serie storica mostra con evidenza come l’innalzamento al 100% della quota riconosciuta ai comuni ha segnato il massimo utilizzo di questo strumento che voleva creare un’alleanza tra amministrazioni locali e fisco centrale. Nel quinquennio 2020-2024 i comuni hanno consentito di recuperare 30,4 milioni che si confrontano con gli oltre 88 milioni del periodo 2012-2016. Un altro dato dimostra il disinteresse dei municipi alla correttezza fiscale dei propri residenti.

Nel complesso sono 304 i comuni beneficiari e rappresentano una quota ridottissima rispetto ai circa 7.900 enti locali italiani: meno del 4% partecipa in modo attivo allo strumento delle segnalazioni qualificate.

La distribuzione territoriale di questi enti conferma uno squilibrio marcato. Nella geografia della caccia all’evasione il Nord appare dominante. In testa c’è la Lombardia con 97 comuni e 1.009.938 euro di riparto (circa il 40% del totale nazionale). Seguono Liguria (442.290 euro con 15 comuni), Emilia Romagna (362.471 euro con 66 Comuni) e Toscana (300.454 euro con 17 comuni). Queste quattro regioni, da sole, concentrano la gran parte delle risorse. Nel Mezzogiorno e nelle Isole i riparti restano marginali: Campania 7.306 euro, Puglia 1.495 euro, Sicilia 6.791 euro, Sardegna 8.396 euro. È un divario che richiama non solo (o non tanto) il tema dell’evasione, quanto quello della capacità amministrativa, dell’organizzazione degli uffici e della continuità delle attività di controllo. Specie ora che i debiti dei comuni in dissesto o falliti ricadono direttamente sullo Stato e su tutti i contribuenti onesti.

Se si guarda ai singoli comuni, a conquistare il posto più alto sul podio è Genova con i suoi 406.000 euro incassati. Seguono Milano con 376.490 euro, Prato con 170.122 euro, Torino con 113.888 euro, Firenze con 105.628 euro, Brescia con 62.011 euro, Bergamo con 55.094 euro, Bologna con 48.127 euro e Cernusco sul Naviglio con 40.543 euro.

Non mancano i paradossi: Bari, decima città italiana per popolazione, non compare tra i comuni beneficiari del riparto.

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