L’Osservatorio JobPricing presenta l’edizione 2026 del “Geography Index Report”, la ricerca annuale che analizza le retribuzioni in Italia a livello regionale e provinciale, mettendo a confronto livelli salariali, dinamiche territoriali e andamento del potere d’acquisto.
Nel 2025 la Retribuzione Globale Annua (RGA) media nazionale raggiunge 33.798 euro, con una crescita del 4,3% rispetto al 2024. La RAL media si attesta a 32.991 euro, in aumento del 3,6%. Con un’inflazione pari all’1,5%, per il secondo anno consecutivo la crescita delle retribuzioni supera quella dei prezzi e consente un recupero del potere d’acquisto.
La prospettiva di lungo periodo resta però negativa. Tra il 2015 e il 2025 la RGA media è cresciuta del 14,2%, contro un’inflazione del 22,6%, con un saldo di -8,4 punti percentuali. La perdita non è stata uniforme tra i diversi inquadramenti: nello stesso periodo la RAL degli Operai è cresciuta del 16,6%, quella degli Impiegati del 13,1%, quella dei Quadri del 10,0% e quella dei Dirigenti del 2,2%. I rinnovi dei CCNL hanno quindi sostenuto soprattutto le fasce maggiormente legate ai minimi contrattuali, senza però compensare integralmente l’aumento dei prezzi, penalizzando i livelli direttivi e dirigenziali.
Sul territorio, la fotografia dei livelli retributivi di “Geography Index Report” resta nettamente differenziata. Nel 2025 la RGA media è pari a 35.167 euro nel Nord, 33.517 euro nel Centro e 30.139 euro nel Sud e Isole: tra Nord e Mezzogiorno il divario supera i 5.000 euro lordi annui, circa il 15%. Nell’ultimo anno, inoltre, è stato il Nord a trainare la crescita salariale (+4,9%), contro il +2,7% del Centro e il +2,4% del Sud e Isole. Nel decennio, invece, il Mezzogiorno mantiene una dinamica leggermente più favorevole, con una crescita della RGA del 15,6%.
La classifica regionale conferma il primato della Lombardia, con una RGA media di 36.331 euro, seguita da Lazio (35.222 euro), Liguria (34.872 euro), Trentino Alto Adige (34.522 euro) ed Emilia Romagna (34.295 euro). In fondo alla graduatoria si trovano Basilicata (27.767 euro), Calabria (29.146 euro) e Sicilia (29.482 euro).
La graduatoria degli stipendi, tuttavia, non coincide con quella della capacità di difendere il reddito reale. Nel confronto tra retribuzioni e inflazione 2015-2025, l’Umbria registra la maggiore perdita di potere d’acquisto (-15,1 punti percentuali), seguita da Veneto (-13,9%), Sicilia (-13,1%) e Trentino Alto Adige (-12,3%). Anche Lombardia (-8,9%) ed Emilia Romagna (-10,7%), pur collocandosi ai vertici per livello retributivo, registrano una perdita pari o superiore alla media nazionale. Marche (+0,7) e Molise (+2,8) sono le sole regioni con un saldo non negativo.
A livello provinciale, Milano consolida il primato e supera quota 40.000 euro, con una RGA media di 40.055 euro. Seguono Trieste (36.919 euro), Bolzano (36.319 euro), Roma (36.130 euro) e Bologna (35.956 euro). La parte alta della classifica resta fortemente concentrata nel Nord: 15 province dell’Emilia Romagna e della Lombardia figurano nei primi 23 posti. La prima provincia del Mezzogiorno è Cagliari, al 42° posto. Chiudono la graduatoria Matera, Crotone e Ragusa, ultima con 26.853 euro.
Il quadro cambia quando si passa al potere d’acquisto. Nel campione di 40 province analizzate dal “Geography Index Report”, Campobasso è l’unica a registrare un saldo positivo significativo nel decennio: +18,6% di RGA contro +15,2% di inflazione, per un differenziale di +3,5 punti. All’opposto, diversi capoluoghi del Nord mostrano perdite rilevanti: Milano registra –9,9 punti, Bologna -10,6, Genova -15,7 e Bolzano -22,8.
Nel complesso, i territori con i livelli retributivi più elevati restano concentrati soprattutto al Nord, ma questo non significa che abbiano difeso meglio il potere d’acquisto. Nel 2025, inoltre, il Nord torna a crescere più rapidamente: il rallentamento della spinta dei rinnovi contrattuali e la competizione per le professionalità più richieste hanno ridotto, almeno nell’ultimo anno, il recupero relativo del Mezzogiorno.
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