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Riforma dell’artigianato, Confindustria contraria

Confartigianato, allarmismi infondati. Il Governo in mezzo al conflitto tra categorie è pronto a varare la nuova legge quadro del settore.

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L’ipotesi di allargare il limite occupazionale delle imprese dell’artigianato per consentire la crescita di un settore importante dell’economia italiana senza perdere i benefici di cui godono, con agevolazioni rispetto al settore industriale, ha scatenato il conflitto tra Confartigianato e Confindustria, con quest’ultima contraria alla proposta di riforma dell’artigianato proposta dal governo.

«L’artigianato non deve essere una gabbia. A chi conviene continuare a confinare gli artigiani in limiti dimensionali che ne comprimono la crescita?» si domanda Confartigianato dopo che Confindustria ha alzato le barricate contro «il tentativo di fare una riforma sbagliata e pericolosa, confondendo l’artigiano e la piccola impresa».

E’ in dirittura d’arrivo la riforma della legge quadro sull‘artigianato datata 1985: è sul tavolo del ministero delle Imprese, con tempi ormai stretti perché la delega al Governo scade a fine anno. Il ministro Adolfo Urso, in un momento in cui può pesare anche il clima preelettorale, si trova ora a fare da arbitro di uno scontro tra categorie imprenditoriali.

Dopo una forte presa di posizione di Confindustria, e una prima replica di Confartigianato, Cna, e Casartigiani, il confronto resta acceso. Ed è il presidente di Confartigianato, Marco Granelli, a ribattere punto per punto alle preoccupazioni sollevate dagli industriali bollandole come «allarmismi infondati».

Il nodo del contendere è l’ampliamento, con nuovi requisiti, della platea delle piccole imprese che possono essere inquadrate come attività artigiane. Confindustria teme un impatto su conti pubblici e salari, con «minori entrate Inps di oltre 800 milioni e Irpef tra i 250 e i 400 milioni», e «tra 1,3 e 1,8 milioni di persone che potrebbero andare incontro a un possibile cambio di contratto collettivo applicato». E chiede, a più voci, dai vertici di viale dell’Astronomia alle territoriali, uno stop all’iter per il varo del decreto delegato e l’apertura di un tavolo con le parti sociali.

Granelli lancia una stoccata al fronte dell’industria: «qual è il vero motivo di tanta preoccupazione da parte di Confindustria? Forse la competizione sul piano associativo?», puntualizzando che «chi conosce il testo della riforma sa che le stime allarmistiche su ipotetici impatti superiori al miliardo di euro per le casse dello Stato sono del tutto infondate. È prevista, infatti, una clausola di neutralità finanziaria rispetto alla contribuzione a favore dell’Inps». Ed è «infondato – aggiunge Granelli – anche l’allarme sul dumping salariale o sulla contrazione delle tutele per presunti 1,8 milioni di lavoratori. E’ noto, infatti, che la qualificazione giuridica di impresa artigiana non vincola l’azienda all’applicazione di un determinato contratto collettivo».

Per quanto riguarda l’occupazione, «al contrario non potrà che esserne favorita, visto che la riforma intende rimuovere il “tappo” alla crescita occupazionale per tutte quelle aziende che oggi rischiano di dover scegliere tra assumere un dipendente in più e perdere la propria identità giuridica artigiana». Limite variabile a seconda del comparto in cui operano le imprese dell’artigianato, variabile dagli 8 dell’autotrasporto fino ai 40 del comparto artistico, tradizionale e abbigliamento su misura, comprensivi di 16 apprendisti. E «più in generale», Granelli dice: «la necessità di una revisione dell’attuale legge quadro, vecchia di ben 40 anni, evocata anche dal Presidente della Repubblica in occasione dell’Assemblea annuale di Confartigianato del 2024, serve per consentire alle imprese artigiane di affrontare un mercato in continua evoluzione e le grandi trasformazioni economiche e sociali del nostro tempo».

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