Il caro carburanti pare avviato ad essere meno esoso man mano che il tetto al prezzo alla pompa avviato da Eni, con l’adesione di quai tutte le principali catene petrolifere (Ip, Q8 e ora anche Tamoil) inizia a fare sentire i suoi effetti.
Quanto a Tamoil, il governo ha fatto infatti sapere che «sono molto ben avviate le interlocuzioni tra la Presidenza del Consiglio e il Governo libico» per favorire l’adesione della compagnia all’appello sui carburanti. Ma i prezzi scontati delle grandi compagnie, inferiori a quelli delle “pompe bianche” degli operatori indipendenti, «creano – denunciano i piccoli operatori – una distorsione del mercato», e il ministro Pichetto si appella al senso di responsabilità dei produttori di carburanti. Tra i distributori locali, la veneta Costantin che si rifornisce dalla azera IP ha annunciato di aderire al tetto al prezzo dei carburanti.
Il tetto al caro carburanti alla pompa non si estende al cosiddetto gasolio professionale, ovvero alle vendite all’ingrosso effettuate extrarete che alimentano le cisterne degli autotrasportatori, agricoltori e pescherecci, con quest’ultimi che protestano per l’esclusione con il blocco delle attività in mare delle flotte sicule.
Il prezzo del gasolio per la pesca oscilla tra 1,30 e 1,70 euro al litro, picco registrato a Lavagna, in Liguria; rispetto ai livelli precedenti gli aumenti sono in alcuni casi del 200%. Confcooperative calcola che l’impatto sui bilanci è particolarmente pesante per lo strascico. Un peschereccio medio da 350 kW, con circa 140 giornate di attività e 15 ore di lavoro al giorno, può consumare fino a 180.000 litri di gasolio l’anno, pari a 45.000 euro di maggior spesa annua. Il carburante, che negli anni 2000 rappresentava il 20-30% dei costi di esercizio, è arrivato a incidere oltre il 60%. La pressione sui costi può determinare una contrazione del profitto lordo del 25-30%. E il malessere cresce nelle marinerie, tra proteste spontanee al Sud, in particolare in Calabria e Sicilia. Nel resto d’Italia, in molti porti si lavora a scartamento ridotto per contenere i consumi.
I piccoli operatori protestano per la concorrenza sleale operata a loro danno dai colossi che vendono loro all’ingrosso i carburanti. Eni, Ip e Q8 insieme hanno il 55% del mercato italiano. Se abbassano i prezzi, vendono di più. Sul mercato all’ingrosso però si riduce la disponibilità di prodotto, e i prezzi per i piccoli operatori si alzano, annullando i loro margini di profitto.
«Il “price cap” ai carburanti viene adottato da anni in Europa, deciso dallo Stato – spiega il sindacato dei benzinai Fegica -. C’è in Belgio e in Lussemburgo, adesso lo ha annunciato anche il governo tedesco. Ma se viene messo da un operatore privato, che è anche leader del mercato, è inevitabile ci si creino squilibri». Fegica e Faib-Confesercenti hanno presentato in Senato una proposta su di un “price cap” pubblico: «solo così si potrebbero avere misure eque».
Intanto, cresce l’allarme sull’effettiva disponibilità di gasolio sui mercati europei, visto che l’Europa è importatrice netta di questo carburante, prima dalla Russia, poi dai paesi del Golfo e ora dagli Stati Uniti. La quota di importazioni lorde di gasolio dagli Stati Uniti in Ue è aumentata dal 21% del 2025 al 45% tra aprile e maggio, per superare il 50% ad agosto di quest’anno. Il dato ha consolidato il ruolo degli Usa tra i fornitori più importanti di gasolio per l’Unione europea, soprattutto dallo scoppio della crisi dello Stretto di Hormuz a febbraio. Peccato solo che il presidente Donald Trump, per combattere il caro carburanti negli Usa abbia minacciato il blocco delle esportazioni di gasolio, cosa che potrebbe facilitare il calo delle quotazioni sul mercato americano che ora sono al record di 6,5276 dollari/gallone (pari a 1,52 euro/litro) per via della maggiore disponibilità, ma manderebbe all’aria gran parte dell’economia europea che ha abiurato alla propria capacità di raffinazione sull’altare del “Green Deal”.
Per rimanere sempre aggiornati con le ultime notizie di “Dario d’Italia”, iscrivetevi al canale Telegram per non perdere i lanci e consultate i canali social della Testata.
Telegram
https://www.linkedin.com/company/diarioditalia
https://www.facebook.com/diarioditalia
© Riproduzione Riservata


































