L’economia italiana inizia ad avere la febbre secondo le valutazioni del presidente di Confesercenti, Nico Gronchi, secondo cui «considerando il solo effetto degli shock energetici sull’inflazione, dal 2022 a oggi l’economia ha perso circa 46 miliardi di potere d’acquisto, oltre 30 miliardi di consumi e quasi 52 miliardi di Pil reale, mentre la pressione fiscale ha continuato a salire. Famiglie e imprese hanno pagato circa 77 miliardi di euro di imposte in più rispetto a quanto avrebbero versato se la pressione fiscale fosse rimasta ferma al 2021» grazie all’effetto indotto dal fiscal drag che ha colpito in particolare i redditi medi.
Le prospettive per l’autunno imminente appaiono «incerte», «in bilico», rileva Gronchi: «il quadro internazionale resta instabile, il costo dell’energia è tornato a salire e la crescita rimane debole. Per famiglie e imprese il rischio è di trovarsi nuovamente strette tra aumento dei costi e rallentamento dei consumi. Oggi, il primo banco di prova sono le bollette – sottolinea il presidente di Confesercenti -. Ad ogni livello, per le imprese, l’allarme costi dell’energia è una priorità assoluta. Il caldo ha aumentato i consumi proprio mentre rincarava l’energia. Il costo energetico pesa da tempo sulla competitività industriale ma è ormai centrale anche per il terziario. Climatizzazione, refrigerazione e molte altre tecnologie sono da tempo indispensabili per lavorare: chi gestisce un albergo o un ristorante può migliorare l’efficienza, ma ha poco margine per ridurre questi consumi senza compromettere il servizio».
Una situazione che incide sulle capacità di spesa degli italiani. «Secondo le nostre stime, tra il 2005 e il 2025 il reddito reale medio da lavoro per occupato è diminuito di 4.400 euro annui, con una perdita particolarmente forte per gli autonomi – avverte Gronchi -. Nella manovra 2027 servono interventi a sostegno dei redditi delle famiglie. E’ necessario ridurre la pressione fiscale soprattutto sul lavoro: tutto il lavoro, dipendente e autonomo. Anche larghe parti della cosiddetta classe media sono ormai fragili. I benefici fiscali della prossima manovra devono arrivare anche a queste famiglie: la classe media non può saltare il giro – puntualizza Gronchi -. Dobbiamo ridare peso, vitalità e solidità a una classe media che rischia progressivamente di essere assorbita verso il basso. Per questo abbiamo proposto di detassare fino a 1.000 euro delle tredicesime e di rafforzare gli sgravi per il lavoro autonomo. L’obiettivo deve essere aumentare il reddito disponibile di famiglie e lavoratori e, attraverso questo, sostenere anche consumi e crescita».
E il caro energia unito all’inflazione al 4,2%, livello record da tre anni, rischia di avere effetti negativi anche sulle attività commerciali, ampliando ulteriormente gli esercizi che chiudono definitivamente: «il caro energia ha bruciato 6,6 miliari di consumi e l’inflazione rischia di rallentarli ulteriormente, incidendo sulla sostenibilità delle attività che devono anche sopportare la concorrenza sempre più forte delle piattaforme digitali globali che riescono a sfruttare condizioni fiscali di favore. Nel solo commercio al dettaglio, tra il 2019 e il 2025, secondo le nostre elaborazioni, le imprese sono diminuite di oltre 111.000 unità, circa 50 al giorno. Perdiamo capacità economica, lavoro e una parte della base fiscale. Negozi, pubblici esercizi e servizi alla persona versano ogni anno, secondo le nostre stime, oltre 8 miliardi di euro tra imposte locali e Irpef».
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