Il 17 giugno di ogni anno si celebra la Giornata mondiale contro la desertificazione e la siccità, istituita dall’Onu, una situazione che interessa direttamente anche l’Italia secondo quanto denunciano Coldiretti e FederBio. L’edizione 2026 è dedicata al tema “Pascoli: riconoscere. Rispettare. Ripristinare”.
Negli ultimi cinquant’anni sono scomparsi 2,4 milioni di ettari di prati e pascoli, una superficie grande quanto la Lombardia, con effetti dirompenti sull’assetto idrogeologico dei territori, sulle attività di allevamento e sulla biodiversità.
Secondo un’analisi Coldiretti sui censimenti Istat, nel 1970 la superficie agricola a pascoli e prati permanente ammontava a 5,5 milioni di ettari. Dopo cinquant’anni ne sono “sopravvissuti” solo 3,1 milioni. Un fenomeno che ha ridotto la disponibilità di superfici per l’allevamento, aumentando la dipendenza da mangimi e i costi di produzione. Ne hanno risentito molte produzioni tipiche legate al pascolo, con il rischio di una maggiore omologazione del cibo.
Sul piano ambientale, la perdita di prati e pascoli ha determinato una diminuzione della biodiversità, penalizzando habitat fondamentali per impollinatori, insetti e fauna selvatica. L’abbandono di queste aree ha inoltre favorito l’accumulo di vegetazione, aumentando il rischio di incendi e di dissesto idrogeologico. È venuta meno anche una preziosa funzione di assorbimento del carbonio nei suoli, importante per contrastare i cambiamenti climatici. A pagarne il prezzo sono state soprattutto le aree interne e montane, colpite da spopolamento, perdita di attività economiche e impoverimento del patrimonio culturale e paesaggistico.
In occasione della Giornata mondiale contro la desertificazione, Coldiretti rilancia la realizzazione di un piano nazionale degli invasi dotati di sistemi di pompaggio in grado di produrre energia elettrica. Si tratta di un progetto immediatamente cantierabile che consentirebbe di trattenere e accumulare l’acqua piovana durante tutto l’anno, riducendo gli effetti degli eventi meteorologici estremi e contribuendo a prevenire esondazioni e allagamenti.
Per FederBio la siccità non è più un’emergenza lontana né un episodio isolato: è uno dei segnali più evidenti della crisi climatica e del degrado dei suoli. I pascoli, al centro dell’edizione 2026, sono ecosistemi spesso considerati marginali, ma essenziali per biodiversità, equilibrio idrico, resilienza climatica e sostentamento di milioni di comunità rurali. Secondo UNCCD, coprono oltre la metà della superficie terrestre e sostengono circa due miliardi di persone, ma fino alla metà di questi paesaggi risulta già degradata o a rischio.
Anche l’Italia è dentro questa fragilità. I dati ISPRA aggiornati al 2026 indicano che nel 2025 la risorsa idrica rinnovabile nazionale, stimata in circa 128 miliardi di metri cubi, è stata inferiore di oltre il 7% rispetto alla media annua di lungo periodo e di circa il 19% rispetto al 2024. Parallelamente, il Rapporto SNPA 2025 segnala che nel 2024 sono stati coperti da nuove superfici artificiali quasi 84 chilometri quadrati, con oltre 78 chilometri quadrati di consumo netto: il valore più alto dell’ultimo decennio.
Desertificazione e siccità non significano solo mancanza di pioggia ma anche perdita di sostanza organica, erosione, impoverimento della vita microbica, minore capacità dei terreni di trattenere acqua e carbonio, maggiore vulnerabilità delle colture agli eventi estremi. Un suolo vivo, al contrario, è una vera infrastruttura naturale: assorbe, filtra, trattiene, nutre e restituisce stabilità agli ecosistemi agricoli.
Per FederBio, la risposta alla siccità non può limitarsi alla gestione dell’emergenza idrica. Serve un cambio di paradigma che rimetta al centro la fertilità naturale: rotazioni ampie, prati e pascoli gestiti in modo sostenibile, siepi e fasce ecologiche, coperture vegetali, compost, riduzione dell’erosione, minore dipendenza dagli input di sintesi e valorizzazione della biodiversità funzionale.
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