Nel 2024 in Italia la produzione di rifiuti urbani è stata pari a 508 chilogrammi per abitante, in linea con la media dell’Ue27, con una crescita dell’11,2% tra il 1996 e il 2024, ma è migliorata notevolmente la sua gestione: la quota conferita in discarica, inizialmente pari all’83% del totale, è diminuita fino al 15%, scendendo sotto la media dell’Unione, mentre è cresciuta dal 5 al 18% l’incidenza dei rifiuti destinata a inceneritore, e dal 6 al 55% quella del riciclo e compostaggio.
Lo indica l’Istat nell’analisi “L’ambiente e l’energia” sulle trasformazioni dell’Italia a proposito della circolarità nel trattamento dei rifiuti. Nei comuni capoluogo la produzione dei rifiuti urbani (546 kg/abitante nel 2024) è leggermente diminuita, ma supera la media nazionale, mentre la raccolta differenziata è inferiore di oltre 9 punti percentuali rispetto alla media.
Se il riciclaggio è in crescita, alcune filiere registrano difficoltà operative, specie quella relativa ai rifiuti da imballaggio in plastica che è sull’orlo della paralisi, con il rischio imminente di compromettere la regolarità e la continuità del servizio in numerose aree del Paese secondo l’allarme di Utilitalia, la Federazione delle imprese di acqua, ambiente ed energia, il cui monitoraggio avviato nelle ultime settimane fotografa una situazione preoccupante.
A fine aprile, i quantitativi di materiale plastico stoccati presso i centri di raccolta risultavano quasi raddoppiati rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un quadro ancora più allarmante alla vigilia della stagione estiva, che rischia di generare non solo disservizi per i cittadini ma anche il rischio di incendi all’interno dei siti di stoccaggio.
Già da diversi mesi, evidenza Utilitalia, i gestori della raccolta stanno mettendo in campo ogni sforzo straordinario possibile per garantire la continuità dei servizi nelle città. Tuttavia, le criticità che si manifestano oggi derivano esclusivamente dalla progressiva saturazione degli sbocchi di recupero e riciclo a valle: si è di fronte a una crisi strutturale della filiera del riciclo delle plastiche che non può essere in alcun modo imputata a presunte inefficienze dei soggetti della raccolta.
In questo quadro, Utilitalia evidenzia la necessità di attuare interventi eccezionali per decongestionare le giacenze accumulate presso i centri di stoccaggio: queste misure devono prevedere un supporto economico tempestivo per coprire i costi della gestione straordinaria di questi flussi in sovraccarico. Senza interventi immediati, strutturati e di sistema, conclude Utilitalia, la qualità dei servizi di igiene urbana e gli stessi standard di raccolta differenziata raggiunti in questi anni dal nostro Paese rischiano di essere vanificati dal blocco degli impianti di riciclo.
Sempre nel campo dei rifiuti, questa volta quelli dispersi in mare, i pescatori svolgono un’azione strategica secondo i dati di Federpesca. Il bilancio del progetto europeo “LIFE DREAM” (Deep Reef Restoration and Litter Removal in the Mediterranean Sea), promosso dal CNR-ISMAR con il supporto di Federpesca e dell’AMP Regno di Nettuno, ha tracciato un bilancio dei risultati raggiunti in 5 anni di attività nelle acque del Mediterraneo, valorizzando il contributo delle comunità di pescatori nell’Adriatico meridionale e nel Golfo di Napoli.
Il progetto “LIFE DREAM”, finanziato dal programma “LIFE Nature & Biodiversity” dell’Unione europea e attivo dal 2021 al 2026, ha coinvolto Italia, Spagna e Grecia con l’obiettivo di proteggere e ripristinare le barriere coralline profonde del Mediterraneo, rimuovere la spazzatura marina dai fondali e sviluppare modelli innovativi di economia circolare.
In Italia, le aree pilota hanno riguardato il Golfo di Napoli e l’Adriatico meridionale. I 44 pescherecci a strascico coinvolti hanno raccolto oltre 1.500 kg di rifiuti marini di cui la metà è plastica. Materiale che a Ischia è stato trasformato tramite pirolisi a freddo in carburante di seconda generazione restituito ai pescatori stessi per l’alimentazione delle imbarcazioni.
Di qui la necessità di completare l’attuazione della legge ”Salvamare” (n.60/2022), dove Federpesca ha sollecitato l’adozione dei decreti attuativi ancora mancanti, ricevendo l’impegno da parte del Mase che saranno emanati entro l’autunno 2026 per dare agli enti locali gli strumenti per gestire i rifiuti accidentalmente pescati e riconoscere ai pescatori il valore del servizio che rendono alla collettività.
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